Pietro l il Grande

 

 

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(Mosca, 1672-Pietroburgo, 1725), zar di Russia dal 1682 al 1725.

Gli anni di formazione (1672-95)

Pietro è figlio dello zar Alessio Michájlovic (1645-76) e della seconda moglie di lui, Natalia Naryškin (1651-94). Nel 1682, la morte di Fedor III, figlio di primo letto, fa di lui un imperatore, insieme con un altro fratellastro, lo zar Ivan V (1666-96). La sorellastra Sofia Alekseevna (1657-1704) esercita la reggenza a loro nome, insieme con il suo favorito Vasilij Golitzyn. Trascurato dalla reggente, abbandonato dalla madre, legata al partito del patriarca e dei «vecchi credenti», il giovane Pietro cresce liberamente, senza imparare a leggere né a scrivere, trascorrendo il tempo abbandonato a se stesso.

Di viva intelligenza, riflessivo, ostinato, Pietro si mostrerà capace di portare a compimento un progetto accuratamente premeditato.

Le attività militari occupano tutto il suo tempo e, a poco a poco, nasce in lui la volontà di creare un esercito moderno nell'Impero, e a questo scopo entra in contatto con gli occidentali, numerosi a Mosca nel quartiere di «Sloboda». Presso di loro studia la tecnica militare: il ginevrino Francesco Lefort (1656-99), brillante ufficiale, diventerà il suo confidente e governerà per un certo tempo la Russia.

Abilmente, Pietro crea reggimenti che addestra egli stesso e ne recluta i componenti tra le più modeste famiglie della nobiltà, poiché diffida dei grandi signori. Forte di questo appoggio, egli decide, a diciassette anni, di impadronirsi del potere.

La situazione gli è favorevole; la principessa Sofia ha appena subito una sconfitta in Crimea, dove l'esercito condotto da Golitzyn ( 1643-1714) è stato sconfitto, e, temendo le manovre del fratello, cerca di sopprimerlo. Nel 1689, Pietro sventa il complotto, fugge da Mosca, raggiunge il monastero della Trinità e di San Sergio, nell'attuale città di Zagorsk, dove fa insorgere a suo favore numerosi reggimenti e gli arcieri della guardia imperiale. E’ ben presto padrone della situazione; Sofia viene rinchiusa in un convento, Golitzyn è esiliato nel nord del paese; Ivan V, invece, principe debole di corpo e di spirito non rappresenta un pericolo: dopo aver regnato, nominalmente, insieme con Pietro I, scompare nel 1696.

Libero di agire, lo zar continua a perfezionare il suo esercito; egli dedica cure anche alla marina: impara dagli Olandesi di Arcangelo le tecniche nautiche e costruisce una flottiglia alla quale fa fare esercitazioni su un lago.

L'amministrazione interna, che lo interessa meno, viene lasciata ad alcuni consiglieri, tra i quali Lefort.

Il primo viaggio in Europa e gli inizi di una grande politica (1695-99)

La politica tradizionale della Russia consisteva nell'affrontare gli immediati vicini, meridionali e occidentali. A sud, i khan di Crimea, appoggiati dagli Ottomani, devastavano periodicamente le province meridionali dell'Impero; inoltre, essi impedivano ai Russi di accedere al mar Nero. A ovest, la Polonia, sconfitta nel 1686, aveva dovuto cedere la Russia Bianca con Smolensk e una parte dell'Ucraina con Kiev. Gli Svedesi, ben insediati sulle rive del Baltico, costituivano l'ostacolo fondamentale che impediva alla Russia di comunicare per mare con l'Occidente.

La prima spedizione militare di Pietro il Grande si rivela un successo solo parziale. Dopo due campagne difficili (1695-96), dove si pone volontariamente agli ordini di Lefort, egli riesce a prendere la fortezza turca di Azov, ma non a ottenere un agevole accesso al mare (pace di Karlowitz, 1699). L'accesso al mar Baltico resterà il grande progetto del regno.

Nel 1697, Pietro inizia in Occidente un «viaggio di studi». Si trattiene a lungo ad Amsterdam, creando la leggenda dell’«imperatore carpentiere»; inoltre visita i cantieri della Compagnia delle Indie. A Londra, si interessa a musei, laboratori e accademie; ritornato successivamente in Olanda, attraverso la Germania, raggiunge Vienna, dove non riesce a convincere l'imperatore Leopoldo a costituire una grande coalizione contro i Turchi.

Dopo un soggiorno in Polonia nel corso del quale ottiene la collaborazione di Augusto II, lo zar decide di aggredire la Svezia, impegnandosi contemporaneamente a modernizzare i suoi Stati.

Riforme e resistenze

La decisione di occidentalizzare la Russia, che non sarà mai smentita, non è frutto di un capriccio momentaneo, ma della lucida coscienza che solo la modernizzazione dell'impero, che è ancora a livelli medievali, potrà consentire al sovrano di imporsi nel concerto delle nazioni europee. Un particolare è significativo a questo riguardo: in Russia, si contavano ancora gli anni a partire dalla «creazione del mondo»; Pietro il Grande, il 1° gennaio 1700, decide di adottare il calendario cristiano «giuliano».

Lo zar si sforza di accelerare il processo di evoluzione della società russa, caratterizzato dalla scomparsa dell'aristocrazia principesca e dei boiari, sostituiti da una nobiltà di servizio, nata dalle funzioni militari e civili e ricompensata con la concessione di domini e di servi. La casta dei mercanti diventa sempre più importante e godrà di una prosperità ancora maggiore quando le conquiste dello zar avranno aperto nuovi sbocchi commerciali.

Nei confronti del clero, Pietro I conduce una duplice azione: allontana gli oppositori conservatori e favorisce la promozione di elementi mediocri ma fedeli al potere, o, almeno, incapaci di opporsi alle sue innovazioni. Nel 1700, alla morte del patriarca Adriano (1627-1700), sopprime la funzione patriarcale, vero e proprio potere rivale rispetto al suo, e affida la direzione della Chiesa a un esarca scelto da lui stesso.

Per occidentalizzare i costumi, lo zar non esita a tagliare personalmente la barba ai maggiori esponenti della nobiltà - multando chi si ostinava a portarla -, a proibire l'uso del vestito russo, introducendo quello di foggia occidentale, a tutti, tranne che al clero e ai contadini, e a incoraggiare l'uso del tabacco.

Queste riforme appaiono agli occhi di molti «opera di satana» e si accentuano le resistenze Così, al ritorno dall'Europa, lo zar deve far fronte agli intrighi di Sofia e alla rivolta degli arcieri della guardia imperiale: domata l'insurrezione, procede a massicce esecuzioni (circa un migliaio) e costringe la sorellastra, sospettata di complicità, a farsi monaca.

Il conflitto russo-svedese e il trionfo di Pietro il Grande

Pietro I entra in guerra con la Svezia, nel 1700, ma il suo esercito non è in grado di competere con quello del re svedese Carlo XII, che, nonostante abbia forze notevolmente inferiori (8430 fra fanti e cavalieri, contro 40 000 russi) gli infligge una pesante sconfitta a Narva (30 novembre 1700) e, nel luglio del 1701 si impadronisce di Riga. Ma, nel 1703, mentre Carlo XII è impegnato in una guerra in Polonia, lo zar occupa l’Ingria, la Carelia, l’Estonia e si insedia sulla Neva, dove fa costruire la futura capitale dell’Impero, Pietroburgo, alle foci del fiume, in una zona paludosa e deserta.

Nel 1707, Pietro I passa all’offensiva e attacca gli eserciti svedesi in Polonia; Carlo XII penetra allora in Russia e marcia su Mosca. Le truppe dello zar arretrano combattendo accanitamente e facendo il vuoto dietro di loro; nel luglio del 1708, il re di Svezia, arrestata la marcia su Mosca, muove verso sud, per congiungere le proprie forze a quelle dell’ataman dei cosacchi di Mazepa, ribellatosi allo zar, ma il suo esercito, sfinito e decimato dal freddo, subisce una pesante sconfitta a Poltava (27 giugno 1709).

Carlo XII passa quindi in Turchia e convince il sultano Achmed III a dichiarare guerra alla Russia. Pietro I supera il Prut, confidando nell'appoggio degli Ospodari di Moldavia e di Valacchia, ma, circondato da un potente esercito ottomano, deve firmare la pace (luglio del 1711), e assoggettarsi a restituire Azov.

Durante gli anni che seguono, però, Pietro riesce a realizzare il suo sogno: aprire un'ampia «finestra marittima» con la presa della Livonia, dell'Estonia e della Curlandia. Il trattato di Nystad, firmato il 10 settembre 1721 tra la Russia e la Svezia, sancisce il possesso da parte di Pietro il Grande della Livonia, dell'Estonia con Osel (Saaremaa), dell'Ingria, di una parte della Carelia e di un distretto della Finlandia con Vyborg. Al sovrano vengono decretati allora i titoli di «Grande, padre della patria, e imperatore di tutte le Russie».

Queste conquiste spostano definitivamente l'interesse della politica russa verso le potenze europee, soprattutto grazie allo sviluppo delle attività marittime; non per questo scompare la vocazione di stato continentale e ne costituisce una testimonianza la colonizzazione contadina verso est (Siberia) e verso sud (steppe dell'Asia centrale).

L'istituzione dell'autocrazia

Dopo Poltava, Pietro il Grande prende in mano le redini dello Stato. Sede del governo dal 1713, Pietroburgo si arricchisce di una fonderia di cannoni, di una fabbrica di armi e di un'accademia delle Scienze.

Viene dislocata nel Baltico una potente flotta da guerra, che però si rivela costosa, oltre che non priva di difetti. L'esercito russo, invece, diventa il più importante d'Europa dopo quello francese, passando da 100 000 uomini nel 1709 a 200 000 nel 1725, alla fine del regno. Il comando supremo è tedesco, mentre gli ufficiali sono russi.

Ma la mancanza di un sistema di scolarizzazione costringe Pietro a ricorrere a stranieri, soprattutto tedeschi, fatto che provoca un certo risentimento tra i sudditi. L'istituzione di alcune scuole, in numero comunque esiguo, non risolve il problema. D'altra parte, lo zar non riesce a costituire un sistema di governo centralizzato e coerente, dato che non lo permettevano le condizioni sociali e morali della Russia dell'epoca. Ne deriva una mancanza di coordinamento tra le diverse istituzioni e l'anarchia in campo fiscale, i funzionari, piuttosto mediocri, sono scarsi di numero e facili a essere corrotti.

Il conseguente regime autocratico, che stronca tutte le insurrezioni (sommosse di Astrachan', rivolta dei cosacchi del Don e del Kuban' nel 1707-08, cospirazione dei boiari raccolti intorno allo zarevic Alessio Petrovic) e domina la nobiltà e il clero, è troppo dipendente dalla personalità del sovrano.

Lo sviluppo economico

In Russia, qualsiasi progresso in campo commerciale o industriale era ostacolato dal sistema del monopolio di Stato. Anche in questi settori, Pietro il Grande si sforza di introdurre istituzioni moderne per sostituire strutture ancora feudali.

Dopo il suo secondo viaggio in Europa (1716-17) autorizza i privati a creare fabbriche e rende libero il commercio interno (1719). Incoraggia l'industria privata concedendo privilegi nobiliari ai fabbricanti (1721), imponendo loro la manodopera dei prigionieri (1719), creando «consigli di commercio» nei porti e nei centri urbani dell'Impero, agenzie commerciali in Europa e perfino in Estremo oriente. Ma la scarsità della manodopera libera e dell'istruzione professionale limita enormemente i risultati.

Tuttavia, l'industria fa registrare numerosi successi; la guerra determina la creazione di una zona metallurgica nella regione dell'Ural, ricca di miniere di ferro e di foreste. Lo zar vi fa sorgere una fonderia e una fabbrica di cannoni, oltre a una dozzina di stabilimenti che sono per metà di proprietà dello Stato. Le industrie del legno sono fiorenti, così come le peschiere di storioni, di sterletti, di aringhe, ecc.

Si sviluppa un commercio attivo soprattutto a Pietroburgo e ad Astrachan'. Alle fiere di Mosca, di Irbitze e di Astrachan', frequentate da Europei e da Orientali, i Russi vendono legname da costruzione, pelli, cereali, lino, bestiame, e acquistano manufatti. Si intensificano gli scambi soprattutto con la Persia e con la Cina attraverso la Siberia.

La Russia resta tuttavia un paese fondamentalmente agricolo.

La colonizzazione progredisce lentamente verso le steppe del sud e del sud-est, ma le guerre frenano questa espansione e favoriscono la diserzione dei servi e dei contadini liberi. I grandi proprietari si lamentano per la mancanza di manodopera e, per porvi rimedio, trasformano sempre più i contadini liberi in servi della gleba. L'aggravarsi del regime del servaggio, piaga della Russia del XIX secolo risale a quest'epoca.

Questi rivolgimenti hanno profonde ripercussioni nella vecchia società russa. Pietro il Grande stronca qualsiasi forma di opposizione con la forza; per un certo tempo, la resistenza fa capo all'erede al trono, lo zarevic Alessio (1690-1718), ma lo zar non esita a far morire il figlio sotto tortura (giugno del 1718).

Quando Pietro il Grande muore, ancora in piena attività, il 28 gennaio 1725, gli succede la moglie Caterina, fatta incoronare imperatrice a Mosca nel 1724.

Fonte: Enciclopedia Alfatematica - Microforum - Peruzzo Informatica