Napoleone

 

 

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Da Nobile Corso a Primo Console (1769-99)

(Ajaccio, 1769 - Sant'Elena, 1821), imperatore dei Francesi dal 1804 al 1814 e nel 1815.

Per condannare o esaltare l'Impero, avversari o partigiani hanno, da un secolo all'altro, giudicato il regime attraverso l'avventura individuale di Napoleone. Per gli uni è un generale «straniero» che soggioga il popolo francese sacrificandolo alla sua insaziabile ambizione. Per gli altri, è un militare e uomo di Stato geniale, colui che, salvando la Francia dalla minaccia inglese, resta per sempre «un cavaliere davanti a cui si inchinano i re» (Puškin). Victor Hugo scrive di lui:

Era un bello spettacolo!

Percorreva la terra

Con i suoi veterani, nazione militare

Di cui conosceva i nomi;

I re fuggivano; i re

Non erano della sua statura

E vincitore, andava

Per i campi di battaglia

Spigolando tutti i loro cannoni.

Guizot (1787-1874), tra i primi, lo descrive come colui che comprende meglio di tutti gli altri «i bisogni del suo tempo, i bisogni reali, attuali, ciò che necessita alla società contemporanea per vivere e svilupparsi regolarmente». Impadronendosi di tutte le forze sociali, le dirige verso questo scopo, «al di là del suo potere e della sua gloria». Ma il grande uomo finisce per mettere «la forza pubblica al servizio del proprio pensiero, del proprio desiderio» e non più «al servizio del pensiero generale, del desiderio comune», diventando così un semplice tiranno.

Napoleone Bonaparte nasce in Corsica il 15 agosto 1769. Durante gli anni trascorsi nell'isola (diventata francese nel 1768), si sviluppa in lui un profondo senso della famiglia. Nobile, più ricco di parentele e di clientela che di soldi, sa che l'individuo non è nulla al di fuori delle alleanze e della parola data o ricevuta. Profondamente orgoglioso, manifesta il suo sdegno per la sorte dei suoi e per il paese condannato dalla sconfitta subita.

Suo padre, dopo aver combattuto a fianco di Paoli, si ricongiunge alla Francia e ottiene sussidi affinché i due figli possano frequentare le scuole reali. Ad Autun (1779) come a Brienne (1779-84), il giovane Bonaparte è oggetto di scherno da parte dei compagni i cui sarcasmi si riferiscono soprattutto al suo patriottismo. Membro della piccola nobiltà, per questo motivo si sente ancora più estraneo tra ragazzi che si vantano della loro elevata estrazione. Di fronte all'esperienza del disprezzo, diventa molto presto «cupo e anche scontroso, rinchiuso quasi sempre in se stesso».

Distinguendosi particolarmente nello studio della matematica, viene ammesso al concorso per l'entrata alla scuola reale militare di Parigi nel 1784. Ne esce 42° su 137 e nel 1785 viene inviato a Valence come sottotenente di artiglieria. Suo padre è appena morto ed egli deve contribuire al mantenimento della famiglia. La passione della lettura caratterizza questi anni. Tra i suoi autori favoriti vi sono i filosofi, Rousseau e Voltaire, e pensatori politici come Mably, Mirabeau o Necker. Ma la sua predilezione va soprattutto agli storici, ai geografi e agli autori che trattano di arte militare. Conosce l'Usage de l'artillerie nouvelle dans la guerre de campagne di Du Teil ed è sicuro, come i migliori strateghi del secolo, che le prossime guerre si decideranno con il numero delle bocche da fuoco. Si affeziona al libro di Guibert Essai de tactique générale (Saggio di tattica generale), che preconizza, con la concentrazione delle forze, la rapidità dell'offensiva.

Con la Rivoluzione, egli potrà dare prova della sua grandezza. Dapprima prende parte alle lotte della sua patria. Fino al 1793 si sente più corso che francese e tenta di essere il primo nella sua città, sostenuto dai familiari, e soprattutto dal fratello Giuseppe, che spinge nella vita politica.

Paoli ritorna con l'accordo del governo francese e osserva con diffidenza i tentativi che il giovane ufficiale fa per avvicinarsi a lui. Dopo vari intrighi, Giuseppe diventa Consigliere generale della Corsica e Napoleone, malgrado le sue funzioni nell'esercito reale, è nominato tenente colonnello della guardia nazionale della sua città natale, Ajaccio. Egli ordinerà di sparare sulla folla che manifesta contro la Costituzione civile del clero, poi prenderà parte alla spedizione contro le isole sarde.

In seguito Napoleone è costretto a fuggire dal paese. Paoli è stato denunciato davanti ai giacobini di Tolone da Giuseppe Bonaparte e la Convenzione ordina di arrestarlo. L'eroe dell'indipendenza corsa e i suoi amici danno la caccia ai Bonaparte, che riescono a raggiungere Calvi e di là passano sul continente (giugno 1793). A Marsiglia la famiglia vive nella miseria malgrado il matrimonio di Giuseppe con Julie Clary, figlia di un mercante di tessuti. Napoleone si innamorerà di un'altra figlia del mercante, Désirée; il matrimonio non si farà e la giovane diventerà, attraverso il matrimonio con Bernadotte, la regina di un paese che contribuirà alla rovina dell'Impero.

Nell'estate del 1793, la Francia è minacciata da più parti. I sovrani europei cercano di annientare la Repubblica giacobina e Napoleone diventa uno dei suoi sostenitori, assumendo la cittadinanza francese e proclamando i propri ideali nell'opuscolo Le souper de Beaucaire; qui, opponendosi alle teorie girondine, dimostra come la causa della Montagna sia quella della nazione tutta intera e afferma che salvare la repubblica nascente è dovere di tutti. Diffidente nei confronti delle masse popolari, che ha visto all'opera il 20 giugno e il 10 agosto 1792, vuole, come numerosi altri francesi, contenere, canalizzare, utilizzare la loro azione per fondare la patria dei talenti e della ricchezza.

Grazie a un deputato corso alleato alla sua famiglia, Saliceti, Bonaparte è nominato capo dell'artiglieria incaricata di cacciare gli Inglesi da Tolone. La sua azione decisiva gli vale, dopo la conquista della città, le raccomandazioni più vive di Robespierre il Giovane. Sarà nominato dal Comitato di salute pubblica generale di brigata.

Dopo il 9 termidoro, viene imprigionato a causa delle sue amicizie montagnarde. A scarcerazione avvenuta, il girondino Aubry, relatore di questioni militari, continua a sospettarlo. Malgrado gli appoggi che trova alla Convenzione termidoriana, viene relegato al comando dell'artiglieria all'esercito dell'Ovest, ma si ribella e rifiuta il posto.

La fortuna sarà di nuovo dalla sua parte a causa del pericolo monarchico e dell'amicizia con un vecchio terrorista, Barras. Membro della commissione dei Cinque incaricata di fronteggiare l'azione controrivoluzionaria, quest'ultimo fa di Bonaparte il comandante in seconda dell'esercito dell'interno (ottobre 1795). il 13 vendemmiaio, egli riceve l'incarico di sottomettere gli insorti monarchici trincerati nella chiesa di Saint-Roch dopo aver approntato la difesa del quadrilatero dove è arroccato il potere repubblicano.

I monarchici sono sconfitti. Barras, nuovamente eletto Direttore, protegge Bonaparte e gli fa conoscere Giuseppina, vedova del generale visconte di Beauharnais, che Napoleone sposerà il 9 marzo 1796. Nello stesso anno è nominato da Carnot comandante in capo dell'armata d'Italia. Accolto con sospetto dai suoi subordinati, riuscirà a imporsi rapidamente, perfezionerà la sua pratica militare e conoscerà l'esercizio dell'autorità politica.

L'armata d'Italia è sprovvista di tutto e l'indisciplina vi imperversa. Bonaparte riunisce i generali ed espone con chiarezza la situazione e i suoi piani, dando prova di una notevole autorità di fronte a questi veterani delle guerre rivoluzionarie.

Le istruzioni del Direttorio, controllato da Carnot per quanto riguarda le questioni militari, assegnano un ruolo di secondo piano all'armata d'Italia. Essa è incaricata di compiere un'azione di diversione mentre l'attacco principale si svilupperà con Jourdan e Moreau in Germania. Sono le armate della Sambre, della Mosa, del Reno e della Mosella che devono penetrare per prime a Vienna, ma Bonaparte ribalta la situazione. In Piemonte, in una decina di giorni, egli separa gli Austriaci dai Piemontesi con le battaglie di Cairo Montenotte (12 aprile 1796) e di Mondovì (22 aprile). il 28 aprile, il re di Sardegna firma l'armistizio di Cherasco. Con il trattato di Parigi (15 maggio), egli abbandona la Savoia, le contee di Nizza, di Tenda e di Beuil alla Francia. L'esercito austriaco si trova a nord del Po; Bonaparte lo aggira, poi lo batte al ponte di Lodi il 10 maggio, entrando a Milano il 14. Mentre i duchi di Parma e di Modena firmano gli armistizi e il papato sigla una convenzione con i Francesi, l'armata d'Italia assedia gli Austriaci in Mantova, punto chiave della strada verso le Alpi e l'Austria. Le armate di soccorso del nemico sono contenute e, dopo i combattimenti di Castiglione (5 agosto), di Bassano (8 settembre), di Arcole (17 novembre) e di Rivoli (14 gennaio 1797), Mantova capitola infine il 2 febbraio 1797. Questi successi sono in contrasto con la difficile campagna di Germania, dove Jourdan e Moreau sono costretti a oltrepassare nuovamente il Reno.

Il generale vittorioso diventa un politico in grado di organizzare le conquiste. Il Direttorio temeva che i nuovi rapporti di forza creatisi nella penisola favorissero i giacobini italiani e, di conseguenza, i loro alleati in Francia. Bonaparte li aiuta al contrario a fondare due repubbliche, una sulla riviera ligure e l'altra sull'Adriatico. Inoltre, tratta con il papa, che lascia alla Francia Avignone e il Contado Venassino. Infine, servendosi dei territori della repubblica di Venezia, che cancella dalla carta, si accorda con l'Austria. Questa, dopo l'offensiva del marzo 1797, che ha portato le armate francesi a meno di cento chilometri da Vienna, firma l'armistizio di Leoben, seguito dal trattato di Campoformio (18 ottobre 1797). Gli Austriaci ricevono la parte orientale della repubblica di Venezia, cedendo in cambio i Paesi Bassi e il milanese alla Francia e riconoscendo a questa i diritti di annessione dei territori sulla riva sinistra del Reno.

Il generale invia in Francia una parte delle somme di denaro recuperate in Italia, infine spedisce a Parigi il suo braccio destro, il generale Augereau. Grazie a lui, gli intrighi monarchici saranno sventati il 18 fruttidoro (4 settembre 1797). Ma il vincitore prestigioso è un uomo scomodo per i Direttori alla vigilia delle nuove elezioni. Per i Francesi, è necessario vincere l'Inghilterra; per obbligarla a trattare, bisogna impadronirsi della strada che conduce alle Indie, di fondamentale importanza per il suo commercio. Viene dunque organizzata una spedizione militare contro l'Egitto, che sarà affidata a Napoleone e ai suoi uomini.

A proposito delle imprese di Bonaparte in Egitto, si è parlato del «sogno orientale» di un generale desideroso di marciare sulle tracce di Alessandro. Si è sottolineato che, nei negoziati diplomatici che egli ha condotto, si è preso cura di riservarsi la sorte delle isole Ionie, tappa verso il Medio oriente. Infine, alcuni storici hanno descritto l'epopea egiziana come quella «del romanzo militare» del futuro imperatore. Vi è in questo una parte di verità, ma l'azione svolta in Egitto riflette anche il realismo del futuro uomo di Stato. Appena sbarcato, dopo essere sfuggito alla flotta di Nelson, si impegna ad apparire alle popolazioni conquistate più come amministratore e politico che come militare. Liberatore del giogo mamelucco, vuole essere stimato anche come il rinnovatore dell'antica potenza dell'Egitto. Abbastanza saggio da rispettare la religione musulmana, cerca di stringere relazioni con i notabili, che vuole associare alla direzione del paese pur mantenendoli sotto la sua tutela. Usando sia la propaganda della stampa sia la forza (nel caso che si trovi di fronte una forte opposizione), pratica una politica che sarà quella dell'anno VIII in Francia. Nella sua azione di rinnovamento, viene aiutato da un gruppo di studiosi che ha portato con sé e che riuscirà a restituire al paese l'immagine della sua antica civiltà.

Ma l'impresa è interrotta bruscamente: dopo i successi di Alessandria (3 luglio 1798) e delle Piramidi (21 luglio), che gli aprono la strada del Cairo, l'armata interrompe i suoi collegamenti con la Francia dopo il disastro navale di Abukir (1° agosto) ed è obbligata a marciare contro i Turchi in Siria. Là l'intelligenza strategica di un vecchio condiscepolo di Bonaparte a Brienne, Phelippeaux che difende San Giovanni d'Acri -, ma anche la sete e la peste, fermano i Francesi. La vittoria di Abukir, riportata sui Turchi il 25 luglio 1799, sembra tuttavia assicurare la sopravvivenza della spedizione in Egitto.

Quando Bonaparte apprende le sconfitte del Direttorio di fronte a una nuova coalizione e viene a conoscenza della perdita dell'Italia, non esita un istante e, lasciato il comando a Kléber, attraversa il Mediterraneo, scampando per miracolo alle navi inglesi. Il 9 ottobre 1799 è a Fréjus, da dove raggiunge Parigi: qui l'attendono i politici che, pronti al colpo di Stato, hanno una volta di più bisogno del suo aiuto.

Il pericolo esterno ha permesso ai giacobini di riprendere saldamente il potere. I notabili si allarmano: benché desiderosi di salvarsi dagli aristocratici che gli eserciti stranieri ricondurranno con sé, non vogliono per questo cadere nelle mani degli «anarchici» e degli eredi dell'anno II. Attorno a Sieyès si organizzano intrighi, il cui scopo è di prendere in mano il governo e di instaurare un potere stabile che garantirà alla borghesia le conquiste del 1789. Il 18 brumaio (9 novembre 1799), il consiglio degli Anziani viene convinto a trasferirsi a Saint-Cloud. Bonaparte, nominato comandante delle truppe di Parigi, lo scorterà e lo proteggerà. Ma Napoleone non è abituato alle «giornate rivoluzionarie», quand'anche esse siano soltanto «giornate parlamentari». Di fronte all'ostilità della seconda assemblea, quella dei Cinquecento, crede opportuno precipitare la situazione, entrando in seduta a capo delle truppe. Accusato di violare il santuario delle leggi, viene ingiuriato e deve lasciare la sala. suo fratello Luciano salva la situazione; giungendo a far sospendere il voto sulla messa fuori legge di Napoleone, trascina i soldati contro i deputati, che accusa di essere venduti all'Inghilterra. I deputati si mettono in fuga. Alcuni, riunitisi in breve tempo, organizzano il Consolato provvisorio, formato da Napoleone, Roger Ducos e Sieyès. I congiurati credono di poter manipolare l'eroe d'Italia, ma scopriranno presto di essersi sbagliati. Infatti, dopo aver allontanato Sieyès, Napoleone fa approvare con un plebiscito la costituzione dell'anno VIII, in base alla quale egli viene nominato primo console.

Il Fondatore della Francia e dell'Europa moderne (1800-11)

Chi voglia conoscere il primo console e il monarca dei primi anni dell'Impero può far riferimento al ritratto che ne fece Gros al tempo della campagna d'Italia, riuscendo meglio di qualsiasi altro a penetrare la psicologia intima dell'uomo. L'artista fa passare in secondo piano la statura mediocre e la relativa gracilità della persona per concentrarsi sul volto in cui, attraverso la linea breve e serrata delle labbra, traspare la volontà dominatrice.

Questa ambizione che, secondo le parole dello stesso Napoleone, è così intimamente legata al suo essere da non poterne essere disgiunta, è accompagnata da molte altre qualità, e innanzitutto dalla capacità di saper ascoltare. L'imperatore autoritario fa troppo spesso dimenticare le doti dell'uomo di Stato. Per lungo tempo, prima che l'esercizio del potere lo guasti, Bonaparte conserverà il desiderio e la volontà di informarsi prima di prendere una decisione. Egli legge, classifica, conserva tutto. Ma, più ancora, ama il contatto personale con la gente. Al consiglio di Stato, spinge i partecipanti ad affrontarsi, rilancia con brevi interventi il dibattito e accetta di ascoltare le proposte degli altri. Per approfondire le sue conoscenze nei vari campi sottoposti alla sua giurisdizione, convoca i migliori tecnici. I dialoghi che ha con Mollien, ministro del Tesoro pubblico, e che questi riporta nelle sue memorie, sono rivelatori dell'impegno con cui egli si dedica allo studio delle materie economiche e finanziarie, che fino a quel momento ignorava. Questa capacità di esercitare la sua intelligenza, sostenuta da una prodigiosa memoria, colpisce tutti i contemporanei.

In questo modo, Napoleone comprende molto presto quali sono i limiti entro i quali può agire efficacemente. Una frase scambiata con Miot de Mélito rivela la sua presa di coscienza: «Abbiamo finito il romanzo della Rivoluzione; bisogna cominciarne la storia e vedere ciò che vi è di reale e di possibile nell'applicazione dei principi».

Gli storici del XIX secolo, come Alphonse Aulard, fino a quelli della nostra epoca, non hanno cessato di domandarsi se Napoleone sia stato reazionario o rivoluzionario. La realtà è che, fondamentalmente, egli incarna gli ideali della Rivoluzione. Se affossa la libertà politica, conserva del 1789 l'eredità fondamentale: la trasformazione sociale. La nuova società che egli consolida si appoggia su principi miranti a sovvertire l'ordine esistente in Europa, con cui non possono esservi compromessi. Sarà dunque necessario ricorrere alla guerra, e la guerra esige l'unione, la disciplina, l'obbedienza a un potere supremo che salvi il bene comune. La dittatura di Napoleone ha le sue radici nella guerra rivoluzionaria.

Primo console, Bonaparte rifiuta di diventare il precursore della Restaurazione, dimostrandosi senza pietà nei confronti del complotto ordito contro di lui dal realista Cadoudal, al quale è legato il duca di Enghien, in seguito processato e condannato a morte.

Giuridicamente, Napoleone ha pieni poteri fin dal 1802, ma gli rimane il compito di conquistare il sostegno della popolazione. Il 1804 vede Bonaparte impegnato a convincere i Francesi che, come «re del popolo», egli sostituisce per sempre «il re degli aristocratici»; il 2 dicembre dello stesso anno, egli viene consacrato imperatore da papa Pio VII, nella cattedrale di Notre-Dame. Pur governando solo, si rende garante dell'eguaglianza dei diritti e della proprietà borghese.

Tuttavia, in breve tempo Napoleone diventa un vero e proprio despota. A livello locale, gli agenti dello Stato, prefetti e sottoprefetti, fanno eseguire i suoi ordini senza che sia possibile contestarli. I notabili legati al regime sono solo degli esecutori. Nelle assemblee, i «rappresentanti del popolo» sono persone docili, il cui reclutamento assomiglia più alla nomina degli ufficiali che a quella dei deputati in una vera democrazia. Tutti i plebisciti sono truccati, la stampa è soffocata e la figura di confidente della polizia sempre più diffusa. Censiti, controllati, educati, irreggimentati, i Francesi perdono ogni possibilità d'espressione. Naturalmente, esiste un movimento di opposizione durante tutto il periodo dell'Impero, ma non raccoglie che un numero ristretto di cittadini. Dapprima rassegnata poi sempre più convinta, la massa dei Francesi finisce per ammettere ciò che egli insegna: «La libertà non è mai una realtà durante la nascita e la crescita di una nazione».

In cambio, Napoleone dà alla società nata dal 1789 le sue tavole della legge. Il codice civile, diffuso attraverso l'Europa, negando il concetto aristocratico di proprietà crea una forma di libertà. Acquistare, disporre senza costrizioni e ricevere il prezzo dei frutti di ciò che si possiede sono ormai dogmi riconosciuti. La borghesia ottiene altre concessioni favorevoli allo sviluppo delle sue industrie. Si tratta innanzitutto della conferma della soppressione delle corporazioni e della libertà del lavoro. Napoleone desiderava ristabilire i «mestieri» ritenendoli un possibile mezzo di controllo ma abbandona il progetto e lascia libero corso all'iniziativa privata. Condividendo le teorie dell'epoca favorisce la sottomissione dell'operaio al padrone, riprendendo i testi della legge Le Chapelier e della legge d'Allarde che proibivano gli scioperi e le coalizioni. Anche nell'ambito della giustizia l'operaio è in stato d'inferiorità nei confronti del datore di lavoro. Infine, Napoleone ricrea un libretto per l'operaio, così sottomesso alla sorveglianza delle autorità e a una maggiore pressione da parte del padrone. Il motore dell'azione rivoluzionaria delle masse popolari urbane era stata la fame e la loro principale necessità il pane a buon prezzo. Napoleone va incontro alle esigenze del popolo favorendo anche gli interessi della borghesia soddisfatta dalla diminuzione dei contrasti sociali.

I Francesi apprezzano soprattutto la libertà di coscienza che il regime assicura. Certamente, il concordato è integrato da articoli organici che tendono a trasformare il prete in una sorta di gendarme spirituale, ma il rappresentante di Dio non è più perseguitato. Il paese, rimasto profondamente cattolico, è così liberato dalla paura di non poter manifestare apertamente le proprie convinzioni religiose.

Un altro aspetto positivo del regime napoleonico è il raggiungimento dell’eguaglianza, ricercata attraverso dieci anni di rivoluzioni borghesi. Non vi sono più privilegi fiscali o giudiziari e chiunque può accedere a tutti gli impieghi. Alcuni hanno visto nella nuova organizzazione dell'educazione, nella creazione della Legione d'onore e nella nobiltà dell'Impero la negazione di questo principio di eguaglianza. In realtà, non vi è contraddizione tra i principi affermati e l'azione intrapresa. Nessuno degli antichi privilegi di cui beneficiava l'artistocrazia dell'Ancien Régime riappare nelle nuove istituzioni. Napoleone utilizza le aspirazioni della classe dominante per meglio legarla al suo regime. La borghesia domandava che i più eminenti dei suoi membri fossero riconosciuti nel nuovo Stato, per formare un'élite di cittadini, i primi tra gli uguali; questa élite, fondata non sui legami di sangue, ma sul talento e sul merito, è creata da Napoleone.

Se la fortuna, e soprattutto la fortuna mobiliare, non è il solo criterio su cui egli si basa, ciò significa che Napoleone, pur rendendosi conto che l'alleanza con la borghesia era indispensabile, resta diffidente nei suoi riguardi. I notabili, tra i quali saranno scelti i nobili dell'Impero che sostituiranno i gentiluomini di un tempo, raggrupperanno sia i proprietari sia i membri di famiglie influenti o dal glorioso passato. A essi si aggiungeranno i funzionari zelanti e i militari coraggiosi della Rivoluzione, con i quali Napoleone è obbligato a scendere a compromessi. Élite antica ed élite nuova, entrambe devono mettere sopra ogni cosa l'onore, cioè la devozione al bene comune, anche se per alcuni questo tentativo nasconde sotto le apparenze l'immagine di una società individualista, egoista e senza pietà per i deboli.

Rimane comunque il fatto che l'epoca napoleonica non è un episodio; grazie al genio dell'imperatore, essa è, dal punto di vista sociale, un periodo fondamentale della storia francese e della storia dell'Europa intera, poiché consolida in gran parte l'opera della Rivoluzione.

In campo economico, le idee di Napoleone sono più legate all'Ancien Régime che agli ideali della borghesia, come testimoniano alcune pagine del Memoriale di Sant'Elena in cui egli fa una distinzione di valore tra l'agricoltura («l'anima, la base prima dell'Impero»), l'industria («l'agiatezza, la felicità della popolazione») e il commercio estero («la sovrabbondanza, il buon impiego delle altre due»).

Napoleone considera l'agricoltura come la principale fonte di ricchezza e in questo è molto vicino alla maggior parte dei suoi contemporanei. Egli prende provvedimenti a favore dei contadini, confermando la fine del feudalesimo, riprendendo la vendita dei beni nazionali, per un momento sospesa, diminuendo fino al 1812 l'imposta fondiaria e infine preparando il catasto. Ma la produzione non subisce grandi cambiamenti, le tecniche restano le stesse e il contadino sottomesso ai pregiudizi del passato cerca più di aumentare la superficie coltivata che i rendimenti. Con l'introduzione di nuove colture, come la barbabietola, la gamma delle piante coltivate si estende; ma studi recenti hanno dimostrato che il successo di queste nuove coltivazioni fu meno grande di quanto si aspettava l'imperatore.

In questo campo, come nell'industria e nel commercio, la politica seguita dall'imperatore è tributaria delle imprese condotte in Europa; da qui derivano le contraddizioni che lo studio del Blocco continentale permette di mettere in luce. Se questo favorisce dapprima (per lottare contro l'Inghilterra e toglierle il mercato europeo) l'industria cotoniera, settore di punta dell'industrializzazione, in seguito finisce per intralciarne lo sviluppo. Gli Inglesi vietano la fornitura di materie prime, i fabbricanti le acquistano dal Levante sopportando gravi spese. Così il tessuto si vende a caro prezzo e subisce la concorrenza dei prodotti di contrabbando.

Napoleone non ha una concezione marittima del commercio e la sua politica, malgrado riprese spettacolari ma di breve durata, è all'origine della decadenza del commercio atlantico, un tempo molto fiorente. Egli ha una concezione strettamente continentale e nazionale. Come afferma lo storico moderno L. Bergeron «Napoleone vedeva la Francia posta al centro di una sfera d'influenza europea nella quale la gerarchia economica ricalcava necessariamente quella dei troni. Ciò equivaleva a supporre che l'economia francese avesse una plasticità, un dinamismo che non possedeva».

In ambito finanziario Napoleone, attraverso la creazione di una moneta stabile e con l'istituzione della Banca di Francia, che cerca di decongelare il credito, fornisce al mondo degli affari strumenti apprezzabili. Bisogna ancora aggiungere che, limitando la circolazione ai soli pezzi metallici (i biglietti erano di erano di grosso taglio) l'imperatore perseguiva una politica che avrebbe avuto un duraturo successo in Europa. Ma lo Stato agisce anche in altro modo sull'industria, sostenendo le esposizioni e promuovendo le innovazioni tecniche. Di conseguenza, gli storici sono generalmente concordi nel rivalorizzare il pensiero e l'azione di Napoleone nel settore economico, riconoscendo però la sua tendenza a subordinare l'economia alla guerra.

Quest'ultima è certamente imposta dai sovrani europei, desiderosi di lottare contro la diffusione degli ideali rivoluzionari e di spezzare le ambizioni economiche della Francia. Per quanto riguarda le intenzioni di Napoleone, egli stesso ha affermato di non aver fatto la guerra «per spirito di conquista». Nel 1816, si giustifica così: «Non si smette di parlare del mio amore per la guerra; ma non sono forse stato costantemente occupato a difendermi? Ho forse riportato una sola grande vittoria senza immediatamente proporre la pace?». Alcuni storici obiettano che in questo modo si tende a minimizzare la sua innegabile volontà di potenza. Oltre che dalla necessità di conservare le conquiste rivoluzionarie, di preservare le frontiere naturali e di sostituire l'Inghilterra nel commercio internazionale, probabilmente Napoleone è stato guidato dall'ambizione di resuscitare l'Impero romano d'Occidente.

«Uno dei miei grandi pensieri», dirà nel 1816, «era stata l'agglomerazione, la concentrazione degli stessi popoli geografici che erano stati disgregati, spezzettati dalla Rivoluzione e dalla politica [...] Io avrei voluto fare di ciascuno di questi popoli una sola nazione [...] Io mi sentivo degno di questa gloria [...]».

«Dopo questa semplificazione sommaria [...], si sarebbero avute maggiori possibilità di introdurre ovunque l'unità dei codici, dei principi, delle opinioni, dei sentimenti, delle idee e degli interessi. Allora forse sarebbe stato possibile sognare, per la grande famiglia europea, l'applicazione del congresso americano o quella dell'anfizionia greca.» La scelta di Roma come seconda capitale e il titolo di re di Roma dato al suo erede rivelano già le intenzioni affermate nel Memoriale. Attraverso l'abolizione generale del feudalesimo dell'Ancien Régime, attraverso la diffusione del codice civile e dell'organizzazione amministrativa francese, il grande Impero rappresenta una tappa importante verso l'unità dell'Europa, anche se, in un primo tempo, rinfocola i nazionalismi. Ma, in politica estera come nel governo della Francia, Napoleone non è un uomo prigioniero di un sistema di pensiero; la sua azione è guidata dal senso della realtà e alla politica egli applica le lezioni apprese sul campo di battaglia.

Il suo pensiero militare è influenzato dagli scritti del XVIII secolo e dall'esperienza delle guerre rivoluzionarle. Egli mira a sorprendere il nemico con la vivacità del movimento delle truppe, a ingannarlo con manovre successive che lo conducano a dividere le sue forze, a rendersene padrone con la superiorità numerica e a distruggerlo completamente su un terreno scelto prima. Ma, afferma ancora Napoleone «il successo deriva in definitiva dal colpo d'occhio e dal momento» che si sa scegliere. «La guerra si compone soltanto di incidenti. Un capo non deve mai perdere di vista tutto ciò che lo può mettere in grado di approfittare di questi incidenti.» Una grande capacità di giudicare le situazioni e una fertile immaginazione, unite a una fine conoscenza degli uomini, sono gli elementi che rendono possibili le sue vittorie.

Con l'armata che l'ha portato al potere, accetta un compromesso. Non è in veste di generale che egli governa, ma «perché la nazione crede che io abbia le qualità civili proprie al governo». L'esercito deve essere sottomesso alla nazione, di cui è un elemento: «L'esercito è la nazione [...]. La caratteristica propria dei militari è di volere tutto dispoticamente; quella dell'uomo civile è di sottomettere tutto alla discussione, alla verità, alla ragione [...]. Se si distinguessero gli uomini in militari e civili, si stabilirebbero due ordini, mentre non vi è che una nazione». Napoleone dà ai migliori soldati di questo esercito la possibilità di inserirsi nella società dei notabili. Per conquistare l'Europa, si serve dell'esperienza acquisita dopo il 1792 e sa conservare alla lotta una parte del suo significato rivoluzionario. Da coloro che la Rivoluzione trasformò in cittadini-soldati, esige una rigida disciplina al momento del combattimento, ma è anche pronto a mostrare il suo apprezzamento per il loro operato e a tenere in considerazione i loro pareri, riuscendo a mantenere alto il morale della truppa nei momenti difficili.

Ma, nonostante le indubbie qualità di capo militare e di uomo di Stato, egli si trasforma in un despota.

Fonte: Enciclopedia Alfatematica - Microforum - Peruzzo Informatica


Napoleone e direttorio: sintesi schematica

1) Con la «costituzione dell'anno III» si accentua il potere esecutivo del Direttorio e si limita quello legislativo delle due camere. I notabili ricchi a potere perché il suffragio universale è stato soppresso.

2) Continua la guerra di «liberazione» in Europa. Fino ad allora la Francia aveva «liberato territori in Belgio, Olanda e sulle rive tedesche del Reno. Il Direttorio progetta un'azione contro gli Asburgo mandando due eserciti attraverso la Germania in Austria, ed uno in Italia, con a capo Bonaparte, al fine di cacciare gli austriaci dai territori Italiani. Proprio  Bonaparte detterà le condizioni di pace con l'Austria.

3) L'esercito Francese è ben motivato, dai principi giacobini della rivoluzione, ed era un esercito di popolo, nettamente maggiore in numero degli ufficiali «notabili» che pensavano solo alla carriera.

4) Batte i Savoia e si prende Nizza e la Savoia. Qui mette le basi per gli attacchi contro gli Austriaci. La repubblica «patriottica» d'Alba fu sacrificata in favore degli interessi di guerra della Francia. Affronta glia Austriaci e gli fa abbandonare Milano. Poi si rivolge verso gli stati più piccoli (ducati di Parma, Lucca, Modena, Repubbliche di Venezia e Genova, Stato della Chiesa) e li riduce tutti a «repubbliche democratiche». Il Papa deve accettare il trattato di Tolentino con cui deve pagare ingenti somme alla Francia a cedergli opere d'arte e manoscritti di ogni genere.

5) a) I «patrioti» furono isolati come «estremisti» dalla Francia. In Italia vi furono sì entusiasmi, presto delusi, ma anche ribellioni o passive sopportazioni del nuovo regime instauratosi. Napoleone voleva creare un nucleo di potere alternativo personale in Italia, puntando sui movimenti dei Patrioti. Abbiamo l'amministrazione generale della Lombardia (indipendente dai Francesi per la gestione degli affari locali), la repubblica Cispadana (Bologna, Ferrara, Reggio, Modena; Bandiera Tricolore), La repubblica Ligure a Genova, la Lombardia ottenuta una costituzione da Parigi si proclamava Repubblica Transpadana.Tutto ciò portò insieme a tanti falsi ideali un insperato rinnovamento delle istituzioni e delle città.
b) Napoleone continuando la campagna contro gli Austriaci, supera Mantova, dove essi si erano barricati, si impadronì del valico del Tarvisio ed entrò in Austria puntando su Vienna. Gli Austriaci acconsentirono al possesso francese del Belgio, dando alla Francia l'agognato confine sul Reno, ma vollero spartirsi il nord Italia trattenendo gran parte della repubblica veneta e la stessa Venezia. Parigi acconsentì. Così i Patrioti subirono un duro colpo poiché gli interessi della rivoluzione erano stati messi da parte per gli interessi di guerra della Francia. (Trattato di Campoformio 1797).
Quasi ad accontentare i Patrioti in Italia, Napoleone unificò poi le repubbliche Cispadana a Transpadana con le restanti regioni del veneto, costituendo la repubblica Cisalpina, con costituzione ed esercito propri, primo nucleo di stato italiano, sebbene ancora sotto l'egemonia francese.

6) Gli ambiti di espansione rivoluzionaria si possono riassumere in due principali filoni: 1) Dove i movimenti patriottici locali potevano conseguire il potere e mantenerlo; 2) stati in cui solo la conquista francese poteva imporre i concetti della rivoluzione. Al primo appartengono il Nord-Italia, l'Olanda, Svizzera. Al secondo il  Sud-Italia, la Spagna, a la Germania occidentale. Nel secondo ambito gli ideali rivoluzionari rimasero nelle menti degli intellettuali che poterono dare solo un aiuto all'esercito Francesea ad instaurare un regime democratico. Tutte queste zone dove si crearono stati nuovi, simili alla Francia come organizzazione statale furono chiamate «Repubbliche Sorelle» ( Repubblica Batava, Repubblica elvetica,  Repubblica Cisalpina e ligure, Repubblica Romana, Repubblica Napoletana.)

7) a) Alla minaccia che ormai incombeva sul Mediterraneo, costituita dal rafforzarsi del potere francese nel Granducato di Toscana, nella nuove repubblica Romana, e nelle spedizioni francesi in Egitto, nell'annessione del Piemonte, e nella repubblica Elvetica, le grandi potenze quali Russia Inghilterra Austria e Turchia e il Regno di Napoli  si riunirono in una «Seconda Coalizione» che faceva cadere gli accordi di Campoformio. Forti delle sanguinose insurrezioni in tutta la penisola e nei domini acquisiti dai francesi, gli Austro-Russi batterono ripetutamente i Francesi e stabilirono in Italia ciò che poi fu chiamato «L'Interregno». Le insurrezioni consistevano in Patrioti stanche della non-autonomia dalla Francia, ed a questi si unirono anche intellettuali e Giacobini appartenenti a svariati clubs. La Francia reagì con gravi sanzioni contro i Giacobini, ponendo al governo delle Repubbliche borghesi e nobili illuminati.
b)La repubblica Romana fu appoggiata da Parigi; la sua costituzione fu quella dell'anno III, ma la Francia ebbe come al solito influenza nell'aiutare i ceti borghesi della Romana, interferendo nel governo. Le insurrezioni furono un fenomeno marginale, limitato ai ceti bassi, fino alla totale paralisi ed involuzione della Repubblica Romana, quando esse termineranno nel sangue.

8) 1799 dopo la fuga dei Borboni in Sicilia, si crea la Repubblica Napoletana, fondata sui grandi nomi dell'intellettualità dei Patrioti napoletani. Essa fu però abbandonata dai Francesi, più interessati al Nord-Italia. Così, incaricato dal re di riconquistare il regno il Cardinale Ruffo creò delle bande di reazionari che perseguitarono i Patrioti, e alla notizia che le armate di Napoleone erano state sconfitte anche in settentrione, l'ordine monarchico fu ristabilito. I patrioti furono lasciati soli dal popolo non perché essi non avessero fatto abbastanza per aiutarlo, ma bensì perché, non essendoci stato tempo a sufficienza per espletare i progetti di emancipazione della società tutta, I contadini e la plebaglia accorsero in aiuto di coloro che si proclamavano difensori della fede contro sovversivi eretici, in una sorta di nuova crociata. Non fu già astrattezza quella dei Patrioti, ma bensì mancanza di tempo e sfortuna. Il Giacobinismo italiano fu molto diverso da quello francese che mirava ad un accordo fra borghesia e plebaglia. Infatti in Italia la plebaglia come a l solito seguì le stupidaggini della chiesa, impaurita delle cronache della Rivoluzione.

9) Napoleone parte per l'Egitto, spinto dalle classi mercantili della Francia che vedevano nella spedizione un modo per indebolire i traffici inglesi, ponendo dalla propria parte i Turchi. Conquista Malta, arriva in Egitto, vince i Mamelucchi, ma la sua flotta viene distrutta da Nelson. Così l'esercito è prigioniero in Egitto. Intanto l'Inghilterra riorganizza la «Seconda coalizione».

10) Il colpo di stato del 18 Brumaio (9/11/1799) diede il potere a Bonaparte. Vista la debolezza del direttorio un gruppo di politici richiamò Napoleone dall'Egitto proponendogli un colpo di stato che lui immancabilmente portò a termine. Promise a Parigi ordine, giustizia, moderazione, grandezza fuori dei confini. Eliminò la lezione primaria della rivoluzione consistente nella democrazia, istituendo un governo di tre consoli e dando potere alla classe borghese tramite una complicata organizzazione di apparati. Niente fu più eletto dal popolo, ma bensì tutto fu nominato dai consoli dalle liste dei notabili. Egli fu Primo Console. La borghesia accetto bene il capovolgimento. Le altre lezioni della Rivoluzione, quali, l'uguaglianza di tutti di fronte alla legge, il diritto di proprietà, nonché la sostanziale egemonia della borghesia, rimasero immutate e garantite.Costituzione Repubblicana dell'anno VIII.

11) 1800 Due nuove vittorie di Napoleone contro gli Austriaci a Marengo e a Hohenlinden. Con il trattato di Luneville la Francia acquisiva i suoi confini naturali che erano I pirenei, le Alpi e il Reno. Pace di Amiens con l'Inghilterra, quasi equa se non fosse stato per il mantenimento di tassazioni sui prodotti inglesi, le quali erano state istituite durante la guerra. Sembrava che Napoleone avesse posto termine a tutte le guerre e posto l'Europa finalmente in tempo di pace. Quattro mesi dopo la firma del trattato di Amiens fu nominato con plebiscito console a vita.

12) Bonaparte instaura buoni rapporti con il papato. Conclude le trattative con esso e ottenne che i vescovi fossero nominati dai consoli e istituiti dal papa, che i clerici giurassero fedeltà alla repubblica, che il matrimonio civile e il divorzio fossero accettati dalla Chiesa. Napoleone promulga gli articoli organici con i quali regola i rapporti fra Stato e Chiesa, e questi non sono graditi al Papa; questa sarà una premessa per la rottura. La censura e la chiusura dei giornali furono affidate al ministro degli interni; furono chiusi 60 dei 73 giornali esistenti. Sapendo di regnare su un castello di carte Napoleone avvia il processo che lo porterà a essere dichiarato da senato e camera legittimo ereditario della corona e incoronato Imperatore a Notre Dame  il 2/12/1804. Con la Costituzione dell'anno XII Napoleone tolse qualunque potere alle camere ed a l potere legislativo ed accentrò tutti i poteri su quello esecutivo cioè su di lui. Elevò i fratelli al rango di principi. I
 dignitari dell'impero furono i nuovi nobili dell'impero. Furono aperte le porte della corte anche alla vecchia classe nobile. Tutta la gente di corte e i nobili furono sottoposti a grande selezione in rapporto alle vere attitudini di ciascuno.

13) Napoleone insegue il suo sogno di dominio dell'Europa e invade l'Austria (pace di Presburgo) e la Germania. Si impadronisce di entrambe e spazza via gli ultimi segni di feudalesimo. L'Inghilterra rimane invitta sul mare Anche la Prussia fino ad allora neutrale volle provare  a vendicare l'umiliazione subita dai popoli germanici, ma cade anch'essa a Jena. Napoleone entra anche a Berlino. Da qui emanò il blocco dei commerci con la Gran Bretagna contando di metterla in ginocchio. Continuò verso Est fino in Polonia e batté Russi e Prussiani. Decimato dal freddo l'esercito era allo stremo. Bonaparte e lo Zar si incontrarono su di una zattera sul fiume  Niemen e stipularono un trattato di pace che aveva ben poco di ufficiale. Si puniva la Prussica, si istituiva fra Elba e Reno il regno di Westfalia che sarebbe andato a Girolamo Bonaparte. In Polonia si istituì il Granducato di Varsavia che sarebbe andato al re di Sassonia. Vi furono molte clausole segrete in quel trattato che vincolavano i due a reciproci loschi aiuti.

14) Dopo aver aiutato il re di Spagna  a occupare il Portogallo Napoleone riempì la Spagna di soldati Francesi e obbligò il re a lasciare il trono a suo fratello Giuseppe Bonaparte che lasciò il trono di Napoli per quello di Madrid. Vi furono insurrezioni popolari che pian piano inghiottiranno le forze della Francia. Le misure del blocco economico contro l'Inghilterra non furono poi così catastrofiche, infatti essa usci da quei provvedimenti colpita ma con un capitalismo perfettamente funzionante.

15) Crisi aggravata con il Pontefice sul rispetto del Blocco. Occupazione di Roma e annessione di Ancona. Scomunica di Napoleone e arresto del Papa. In Spagna si trovava una resistenza agguerrita non solo nelle fortezze ma anche nelle campagne casa per casa.monta la protesta contro l'Impero. La Prussia avvia molte riforme in senso liberale (servitù contadina, discriminazioni degli Ebrei, riorganizzazione dell'esercito) che contribuiranno a portare l'opinione pubblica a contro l'Impero. Nel 1809 l'Austria avviò una campagna ostile contro l'Impero che si risolse con l'ennesima entrata di Napoleone a Vienna. Le vittorie di Napoleone diventano sempre meno risolutive. Nascono gruppi partigiani in Prussia, Tirolo, e Renania. Vedendosi in pericolo e temendo che la sua opera andasse perduta, Napoleone pensò di legarsi ad una principessa di sangue reale che potesse essere riconosciuta da tutto il mondo quale dinastia regia. Nel 1810 sposò così Maria Luisa d'Asburgo.

16) L'impero di Napoleone coincideva con l'antico impero Romano d'occidente, solo che Napoleone cercare di far prevalere la Francia su tutte le nazioni. Così l'Inghilterra per preservare i propri traffici e la propria industria fomentò gli oppositori di Napoleone. Inoltre logorarono i Francesi impegnati in una perenne vigilanza contro i contrabbandieri.

17) 1801 fece convocare a Lione una assemblea di 450 rappresentanti Lombardi veneti ed Emiliani. Essi furono riuniti per dare vita alla nuova Repubblica Italiana che ebbe come presidente Napoleone: si barattò l'indipendenza per la denominazione di repubblica. La costituzione fu totalmente accentratrice verso l'esecutivo e totalmente dipendente dalla Francia. Con l'Impero (1805) la repubblica cessò di esistere e diventò regno ingrandendosi ad est. 1806 Caccia i Borboni da Napoli e crea suo fratello RE di Napoli. La penisola era per Bonaparte un insieme di contrade e ne è dimostrazione come egli trattò ad esempio il Granducato di Toscana dopo il trattato con gli austriaci, facendolo diventare regno d'Etruria e poi annettendolo alla Francia, oppure come fece diventare Roma «libera città imperiale» dopo la rottura con il Papa.

18) E' prerogativa della politica di Napoleone in Italia ed in Europa la sua contraddittorietà in materia di autogoverno, autonomia, principi della rivoluzione e accentramento del potere, vassallaggio e politica di guerra. Comunque la sua opera portò grande rinnovamento nelle città italiane con creazione di nuove infrastrutture, abolizione di barriere doganali, unificazione di pesi e misure, unificazione della moneta, coscrizione obbligatoria. Il popolo diventa più uniformemente italiano ed europeo. Si ebbero anche cattive reazioni a questa politica soprattutto al sud, dopo l'insediamento di Murat e le riforma anti-feudali. La politica qui fallì a causa del radicamento del feudalesimo in queste terre. In ogni caso la sua politica ebbe un bilancio positivo per gli effetti che ebbe in Italia.

19) Le opposizioni a Bonaparte cominciarono a chiamarsi Liberali, Romantici e masse popolari di città e campagne. I romantici rivendicavano tutto ciò di umano che la Rivoluzione aveva eliminato. Nacquero le società segrete in tutta Europa, costituite da classi medie insofferenti del potere imperiale.

20) Oltre alla opposizione intellettuale romantica l'esercito napoleonico si trova a dover fronteggiare una più difficile e pesante opposizione popolare. Questa fu più imponente in Spagna, dove i contadini e gli intellettuali cercarono di recuperare l'identità nazionale perduta. Vi fu sì una ristretta cerchia di afrancesados in cerca di un rinnovamento dello stato, ma questo fu un fenomeno limitato. La piaga delle ribellioni popolari sarà invincibile per Napoleone e permetterà il ritorno del monarca legittimo che concesse agli insorti la costituzione liberale di Cadice1812, che presto sarebbe stata cancellata dal re molto facilmente. Si propose il modello della monarchia costituzionale al posto della repubblica della rivoluzione.

21) Vedendo la nuova relazione fra Francia e Austria lo zar si sente tradito e emana decreti contro il blocco dei commerci con l'Inghilterra. Napoleone creò una spedizione in Russia e si avviò con 600.000 uomini alla conquista di Mosca. I russi si ritirarono stremando la Grande Armè ed una volta entrato a Mosca Napoleone non trovò niente. Arrivando il freddo Russo e l'inverno dovette ordinare la ritirata, e tutto fu un disastro terribile, tornando con soli 100.000 uomini.