| Lenin
Uomo politico russo (Simbirsk [oggi Uljanovsk], 1870 - Gorki, 1924). Dall'infanzia alla Siberia (1870-1900) Suo padre, llja Nikolaevic Uljanov (1831-86), era ispettore delle scuole elementari a Simbirsk, sul Volga. Sua madre, Maria Aleksandrovna, di origine tedesca, era figlia di un medico di campagna di idee progressiste. La coppia ebbe sei figli: Vladimir era il terzo. Appena quattordicenne, incomincia a leggere le opere, allora vietate, dei grandi scrittori democratici russi, quali A. I. Herzen e N. G. Cernysevskij. Nel 1886 muore suo padre. Il 20 maggio 1887 viene giustizialo Aleksandr Uljanov, il fratello, maggiore di quattro anni, che era stato arrestato per aver partecipato a un attentato contro Alessandro III. Da quel momento, Vladimir Uljanov aderisce al movimento rivoluzionario: espulso dall'università di Kazan alla fine del 1887, partecipa all'attività dei circoli marxisti che operano clandestinamente in quella città. Egli prende posizione contro i cosiddetti «populisti», esiliati in gran numero in quella regione. Nel 1891 si laurea in giurisprudenza all'università di Pietroburgo, città notevolmente industrializzata (fabbrica Putilov), in cui al populismo è ormai subentrato il marxismo e le idee di Georgij Valentinovic Plechanov (1856-1918) suscitano ampi consensi. Qui, Vladimir Uljanov partecipa attivamente dal 1894 ai corsi di formazione politica organizzati per gli operai dai circoli marxisti. Oltre che criticare il populismo, egli comincia a prendere dichiaratamente posizione contro i «marxisti legali», che rifiutano le conseguenze rivoluzionarie del marxismo, e contro gli «economisti», che si prefiggono esclusivamente il miglioramento delle condizioni economiche della classe operaia. Nel 1895 trascorre l'estate in Svizzera, ove entra in contatto col gruppo di Plechanov. Incontra Karl Liebknecht a Berlino e Paul Lafargue a Parigi. Alla fine del 1895 viene fondata l'«Unione di lotta per la liberazione della classe operaia», alla quale aderiscono sia i gruppi locali russi sia il gruppo di Plechanov. Ma il 21 dicembre 1895 i fondatori dell'Unione vengono arrestati e Vladimir Uljanov finisce in prigione. Viene però sottoposto a un regime carcerario non eccessivamente rigido, grazie al quale può mantenere i contatti epistolari con l'esterno, e in particolare con la sua collaboratrice Nadezda Konstantinovna Krupskaja (1869 - 1939), ancora studentessa. Nel febbraio 1897 gli viene notificata : la condanna alla deportazione per tre anni in Siberia. A Suenskoe, nel governatorato dello Jenissei, dov'è costretto a risiedere, viene raggiunto dalla madre e dalla Krupskaja, con la quale, il 22 luglio 1898, si sposa. Vladimir Uljanov termina allora l'opera iniziata nella prigione di Pietroburgo, Lo sviluppo del capitalismo in Russia, e redige l'opuscolo I compiti dei socialdemocratici russi. Benché deportato politico, promuove la solidarietà con i deportati comuni di provenienza operaia mediante l'istituzione di una cassa di mutua assistenza e cura l'informazione dei contadini sui loro diritti nei confronti dei kulak (contadini proprietari). Il 10 febbraio 1900, scaduti i termini della pena, lascia la Siberia. Lenin in occidente: la nascita del bolscevismo (1900-05) La madre di colui che nel 1901 assume lo pseudonimo di Lenin tenta invano di ottenere per lui l'autorizzazione a risiedere nei pressi di un grosso centro: nelle segnalazioni della polizia, Uljanov viene ormai indicato come il più pericoloso fra i rivoluzionari russi. Costretto a lasciare la Russia (28 luglio 1900), Lenin si reca allora in Svizzera, ospite di Plechanov. Ha inizio il periodo dell'esilio. Plechanov e il gruppo dei suoi seguaci, costituito da emigrati integrati nella cultura occidentale, sono ormai lontani dalla realtà del movimento rivoluzionario russo: fautori di un marxismo di tipo classico, non ritengono si possa parlare di rivoluzione per un paese arretrato come la Russia. Lenin, al contrario, analizza e definisce i compiti del proletariato russo in funzione della violenza delle contraddizioni accumulate dal regime zarista e ritiene che la Russia possa essere l'anello più fragile della catena capitalistica. Nonostante ciò Plechanov e Lenin decidono di fondare insieme un organo di stampa ufficiale, destinato a coordinare e a regolamentare le attività del movimento. Plechanov, che vi reca l'apporto del proprio prestigio e dei fondi socialdemocratici, si assicura la maggioranza nel comitato di redazione. Il titolo del giornale è Iskra (Scintilla) e il primo numero esce nel dicembre 1900 con un editoriale di Lenin sui compiti del movimento. La redazione, che ha sede dapprima a Lipsia, quindi a Monaco, è costretta nel 1902, per sfuggire alle minacce della polizia, a trasferirsi a Londra, dove entra a farne parte anche Trotski. Lenin, che lavora al British Museum, avvia un intenso dibattito con i laburisti e con gli operai inglesi. Va frattanto accentuandosi il suo dissenso rispetto alle idee di Plechanov, il quale, rimasto a Ginevra, fonda una rivista specialistica dedicata a questioni filosofiche, L'aube (L'alba). Lenin infatti non accetta la distinzione fra un giornale operaio che si limiti a trattare problemi immediati e un organo teorico riservato agli intellettuali. Il suo obiettivo è di estendere alle grandi masse la conoscenza delle questioni di politica e di organizzazione. Frattanto, non desiste dal condannare gli atti di terrorismo individuale; grazie all'instancabile lavoro di segreteria curato dalla Krupskaja, egli può assicurare la centralizzazione delle informazioni provenienti dalla Russia. La rete di distribuzione dell'lskra è estremamente complessa (da Londra a Kiev o a Odessa, o anche, attraverso il grande nord, fino a Pietroburgo). Dopo il I Congresso simbolico del partito operaio socialista democratico russo (P.O.S.D.R.), tenutosi a Minsk nel 1898, Lenin si dedica essenzialmente alla preparazione del II Congresso, che ha luogo fra il luglio e l'agosto del 1903, dapprima a Bruxelles, quindi a Londra. Una cinquantina di delegati approvano il programma redatto da Plechanov e Lenin, in cui compare per la prima volta nella storia di un partito socialdemocratico la parola d'ordine «dittatura del proletariato». Ma la questione più dibattuta al Congresso è quella relativa allo statuto: Lenin propone che si consideri membro del partito solo chi «partecipi personalmente a una delle sue organizzazioni», mentre la corrente capeggiata da L. Martov (Julij Osipovic Cederbaum [1873-1923]) propone una formula meno rigida, più consona alla tradizione delle diverse ale del movimento russo. La tradizione dell'«intellighenzia» rifiuta per esempio la nuova concezione del partito inteso come avanguardia disciplinata di rivoluzionari di professione. Ma quando i delegati del Bund e degli «economisti» abbandonano il Congresso, Lenin e i suoi si trovano a essere in maggioranza: la loro frazione, che viene allora denominata bolevik (maggioritaria), designa un comitato di redazione e un comitato centrale, in cui esercita il potere nei confronti dell'altra frazione detta menevik (minoritaria). È l'inizio della spaccatura definitiva. Dopo il Congresso, Plechanov ottiene un cambiamento di maggioranza all'interno del comitato di redazione, da cui Lenin viene ben presto escluso. Egli riprende allora i contatti con i gruppi bolscevichi russi e nel gennaio 1905 fonda un proprio giornale, Vpered (Avanti). La chiarificazione rivoluzionaria (1905-11) Il 22 gennaio 1905, lo zar ordina di sparare sugli operai che partecipano a una manifestazione: è la cosiddetta «domenica rossa». Lenin, che sente imminente la crisi rivoluzionaria, ottiene la convocazione di un Congresso del partito, che si tiene a Londra nell'aprile 1905, ma al quale partecipano di fatto solo i bolscevichi. La scissione fra i gruppi dell'interno del paese, per la maggioranza bolscevichi, e quelli costituiti da emigrati (per la maggioranza menscevichi), sembra ormai definitiva. La concezione centralista di Lenin viene duramente criticata, in seno alla II Internazionale, dal gruppo rivoluzionario di Rosa Luxemburg, che ne denuncia il rischio di burocratizzazione. Ma l'organizzazione bolscevica conta in Russia 8 000 militanti, residenti nella maggior parte dei centri industriali. Nel giugno 1905 si ammutina l'equipaggio del Potëmkin, in ottobre viene indetto lo sciopero generale, e lo zar è costretto a pubblicare un manifesto in cui annuncia il riconoscimento delle libertà borghesi e l'istituzione di un parlamento. Ma le masse operaie si sono organizzate in una nuova forma di potere, i soviet (consigli) dei delegati operai. I bolscevichi, che preferiscono agire nella clandestinità, svolgeranno inizialmente in questi organismi un ruolo del tutto secondario, mentre Trotski, decisamente contrario alle tesi di Lenin, assumerà la presidenza del soviet di Pietroburgo. Sotto la spinta del movimento, l'apparato bolscevico va frattanto modificandosi; vengono eletti i responsabili e si verificano molti casi di fusione con i comitati menscevichi. Nel dicembre 1905, a Tampere (Tammerfors), in Finlandia, si riunisce una conferenza bolscevica, la quale decide, a seguito della violenta repressione nella rivolta scoppiata a Mosca in quei giorni, di boicottare le elezioni, nonostante il parere contrario di Lenin; alcuni giorni dopo, Lenin e Martov concordano la riunificazione delle due frazioni del partito, che viene attuata in occasione del Congresso di Stoccolma (aprile 1906), quando ormai in Russia ha avuto inizio il riflusso. All'interno del Congresso i menscevichi risultano maggioritari, ma i bolscevichi, organizzati in corrente, fondano il giornale Il proletario. Al Congresso di Londra (maggio 1907), i bolscevichi riconquistano la maggioranza e introducono il principio del centralismo democratico . Dopo un soggiorno di breve durata nel novembre 1905 a Pietroburgo, Lenin era emigrato per la seconda volta. A Ginevra, nel 1908, inizia la stesura dell'opera Materialismo ed empiriocriticismo (pubblicata nel 1909), dedicata essenzialmente alla critica delle teorie di Ernst Mach. Dal dicembre 1908 egli vive a Parigi dove, in occasione della quinta conferenza del Partito operaio socialdemocratico, ribadisce la propria opposizione al boicottaggio delle elezioni per la duma (assemblea eletta a suffragio indiretto), di cui sostengono invece l'opportunità gli «otzovisti», che chiedono l'immediato ritiro dei deputati socialdemocratici dal parlamento. In realtà, il partito sembra sul punto di disgregarsi: fra i menscevichi si sviluppa la corrente dei cosiddetti «liquidatori» che si prefiggono ormai come obiettivo primario l'instaurazione in Russia della democrazia borghese. Plechanov, che alla fine del 1908 ha rotto ogni rapporto con questa corrente, si riavvicina a Lenin: nel 1910, una seduta plenaria del comitato centrale sancisce ancora una volta quell'unificazione che Trotski caldeggia vivamente ma a cui Lenin non crede affatto. In agosto, a Copenaghen, bolscevichi e menscevichi della corrente di Plechanov collaborano alla pubblicazione di un organo di stampa illegale, la Rabockaja Gazeta (Gazzetta operaia) e di uno legale, la Zvezda (La stella). Fra il 1908 e il 1912, la colonia degli emigrati socialdemocratici si concentra a Parigi. Lenin si stabilisce allora definitivamente al n. 4 di rue Marie-Rose con la madre e la moglie. Vive assai modestamente, fra una passeggiata in bicicletta e una visita alla tipografia dove si stampa il giornale. Scende qualche volta a Montparnasse, ma prova ripugnanza per l'«imputridirsi della rivoluzione», per la mentalità «montparno». Lavora intensamente alla Biblioteca nazionale. Per contrastare l'ideologia mistica elaborata da Gor'kij nel ritiro di Capri, apre a Longjumeau (primavera del 1911) una scuola del partito. Verso la rivoluzione (1911 -17) Nel gennaio 1912 si riunisce a Praga una conferenza del P.O.S.D.R.: il risveglio del movimento operaio in Russia fa presagire tempi nuovi. La conferenza, da cui vengono esclusi i menscevichi «liquidatori», affida sostanzialmente la guida del partito ai bolscevichi, che decidono in tale occasione di pubblicare un quotidiano ufficiale, la Pravda (La verità), destinato a cambiare più volte titolo in seguito agli interventi della censura zarista. I menscevichi sono ormai sconfitti, e invano Trotski si adopererà per riunificare le due frazioni. Il 1° maggio 1912, 400000 operai si astengono dal lavoro in tutta la Russia. In giugno, Lenin si trasferisce a Cracovia per dirigere più da vicino l'attività del movimento russo. Alle elezioni per la quarta duma (autunno 1912), i deputati bolscevichi raccolgono oltre un milione di voli fra gli operai (mentre ai menscevichi ne vanno 200 000). Nonostante lo sforzo compiuto dall'Internazionale socialista, la scissione fra bolscevichi e menscevichi è ormai totale. Le condizioni di salute della Krupskaja costringono poi i coniugi Lenin a trasferirsi nel villaggio di Poronin ai piedi degli Alli Tatra; qui Lenin prepara un Congresso del partito, previsto per l'estate del 1914, che non potrà però aver luogo a causa dell'inizio della guerra. Egli chiede e ottiene allora un passaporto per la Svizzera, da dove assisterà alla disgregazione dell'Internazionale socialista, resa inevitabile dalle questioni connesse al conflitto. Quando scoppia la guerra, le concezioni politiche dei bolscevichi denotano una radicale divergenza rispetto ai principi del marxismo divulgato ufficialmente sia in Russia sia in seno all'Internazionale: i bolscevichi si rifiutano infatti di considerare l'instaurazione della democrazia borghese l'obbiettivo prioritario della lotta in un paese arretrato. In seguito alla sconfitta subita dal movimento nel 1905, che ha indotto i menscevichi a passare di fatto dalla parte della borghesia, Lenin ha invece elaborato una teoria secondo la quale l'alleanza fra proletari e contadini è necessaria all'instaurazione di una dittatura rivoluzionaria che permetta a sua volta di coinvolgere nella rivolta l'Europa industrializzala. Resta però assai controversa, fra i bolscevichi, la questione dei soviet, giacché il carattere spontaneo di tali assemblee sembra rimettere in discussione la preminenza del partito. Ma il problema riguardo al quale la divaricazione fra le posizioni di Lenin e quelle dei socialdemocratici di stampo tradizionale appare insuperabile è quello relativo alla guerra. Mentre i grandi partiti della Il Internazionale accettano infatti di collaborare con i rispettivi governi, Lenin che fa riprendere la pubblicazione in Svizzera di Il socialdemocratico, organo centrale bolscevico (ottobre 1914), scrive un manifesto in cui auspica la caduta della monarchia zarista. Per trasformare tale eventuale caduta in rivoluzione (per la quale la guerra può costituire un'occasione propizia), per lottare contro il «socialsciovinismo», egli convoca la conferenza di Zimmerwald (settembre 1915), quindi quella di Kienthal (aprile 1916), che rappresentano un primo passo verso la costituzione della III Internazionale. L'approfondimento dell'analisi teorica dell'imperialismo (L'imperialismo, fase estrema del capitalismo, scritto nella primavera del 1916, pubblicato nel 1917), rafforza in lui la convinzione che lo sviluppo disomogeneo del capitalismo può consentire la vittoria del socialismo a cominciare dalla Russia, quand'anche i grandi Stati capitalisti dell'occidente restassero assoggettati alla borghesia. In Russia, l'organizzazione bolscevica è rimasta priva dei suoi capi in seguito all'arresto dei deputali e dei membri del bureau russo del comitato centrale, avvenuto alla fine del 1914. Ma nel 1916 il regime zarista ha perso tutto il suo prestigio: il «caso» Rasputin, la disfatta militare, la crisi economica dell'inverno 1916-17 non fanno che accelerarne la fine. Secondo l'analisi di Lenin, le condizioni indispensabili perché scoppi una rivoluzione sono: innanzitutto, «il rifiuto, da parte degli strati inferiori della popolazione, di un ulteriore abbassamento dei livelli di vita», e inoltre «che i ceti sociali superiori si vengano a trovare nell'impossibilità di continuare ad amministrare nello stesso modo il paese e la sua economia». È quanto si è verificato in Russia. Ma, «se l'oppressione dei ceti inferiore e la crisi dei ceti superiori fanno marcire il paese, esse non sarebbero tuttavia sufficienti a provocare una rivoluzione in assenza di una classe rivoluzionaria capace di trasformare la condizione passiva degli oppressi in sdegno e in rivolta attiva». In questo consiste il ruolo dei bolscevichi. Dalla conquista del potere alla morte Nel marzo 1917 scoppia la rivolta di Pietrogrado. Come già nel 1905, si costituisce un soviet di operai, soldati e contadini, in cui predominano però i menscevichi e i social-rivoluzionari che accordano la fiducia a un governo provvisorio instaurato dalla borghesia liberale e presieduto da Lvov in cui entra anche il socialista Kerenskij. Esso concede la libertà ai detenuti politici, promulga un'amnistia e sancisce il riconoscimento dei diritti dei diversi gruppi nazionali e dei sindacati, ma si mantiene fedele alle alleanze che erano state stipulate dal regime zarista e decide la prosecuzione della guerra. Di fronte a tali eventi, i bolscevichi appaiono esitanti. È vero che, mentre i menscevichi, ancora maggioritari al 1° Congresso panrusso dei soviet, appoggiano il potere della borghesia, la Pravda, organo bolscevico, reclama dai primi di marzo la fine della guerra, ma è altrettanto vero che essa si limita a chiedere l'instaurazione di una repubblica democratica. La liberazione dei dirigenti bolscevichi tratti in arresto induce inoltre la maggioranza bolscevica a garantire un appoggio critico al governo provvisorio, che rappresenta la necessaria «tappa borghese». Lenin, che nelle sue Lettere da lontano ha caldeggiato l'istituzione di una milizia operaia e la trasformazione della guerra imperialistica in guerra civile, si vede allora messo in minoranza. Sente perciò di dover tornare in Russia e. a seguito di trattative intercorse fra Platten, un socialista svizzero, e l'ambasciata tedesca, riesce ad arrivarvi dopo aver attraversato la Germania su un vagone «extraterritorializzato»: i Tedeschi sperano evidentemente che la sua presenza in Russia provochi disorientamento e il conseguente indebolimento della difesa. Il 16 aprile, Lenin arriva alla stazione di Pietrogrado. Nel suo primo discorso, egli saluta «la rivoluzione russa vittoriosa, avanguardia della rivoluzione proletaria mondiale» e riprende, ampliandone, le Tesi di aprile: il governo provvisorio è un governo imperialista e borghese, ed è impossibile porre fine alla guerra senza abbattere il capitalismo. Dai soviet deve nascere un nuovo potere, che metterà in atto i principi del bolscevismo: nazionalizzazione della terra, fusione delle diverse banche in una sola grande banca nazionale, assunzione da parte dei soviet del controllo della produzione e della distribuzione. Infine, Lenin propone l'abolizione del termine socialdemocratico e l'adozione del nuovo termine comunista. Molti bolscevichi prendono posizione contro le Tesi di aprile, che Lenin pubblica sulla Pravda. Durante i numerosi incontri che egli ha con gli operai e i soldati, illustra il programma essenziale su cui si basa il suo progetto di prosecuzione del movimento, sintetizzabile nel motto «pane, terra e pace». Le sue tesi vengono infine approvate, nel corso della conferenza del P.O.S.D.R. tenutasi in aprile, dalla maggioranza dei bolscevichi, ai quali si aggregheranno anche i piccoli gruppi sino ad allora indipendenti. Fallisce frattanto l'offensiva militare preparata da Kerenskij (1° luglio). Il 17 luglio, il popolo e la guarnigione di Pietrogrado si sollevano, ma Lenin ritiene che i tempi non siano ancora maturi per la rivoluzione. Il governo reprime infatti la rivolta e fa arrestare i capi bolscevichi. Lenin è quindi costretto a tornare alla clandestinità, passando da un appartamento all'altro, finché non fugge in Finlandia (agosto 1917). Si è però realizzata l'unificazione fra i gruppi che hanno aderito al bolscevismo, e nel mese di luglio lo stesso Trotski è entrato nel partito. Del comitato centrale eletto in agosto al VI Congresso fanno parte Lenin, Trotski, Zinoviev, Kamenev, Bucharin... Il tentativo di colpo di Stato messo in atto dal generale Kornilov contro il governo Kerenskij fallisce grazie allo sciopero dei ferrovieri, alla mobilitazione di Pietrogrado e allo sbandamento delle truppe. Nelle lettere del 25 e 27 settembre, Lenin sottolinea l'urgenza della presa del potere da parte dei bolscevichi, su cui però non concordano perlopiù gli altri dirigenti del partito, favorevoli invece alla partecipazione al pre-parlamento proposto da Kerenskij in attesa della convocazione della Costituente. La proposta, avanzata da Trotski e Stalin con l'appoggio di Lenin, di boicottare il pre-parlamento, risulta minoritaria, e Lenin minaccia le dimissioni per ottenere sia tale boicottaggio sia l'organizzazione della rivolta. Nonostante l'opposizione di Zinoviev e di Kamenev, nell'ottobre i bolscevichi cominciano ad armarsi. Mentre ferve il dibattito fra le opposte frazioni del comitato centrale, capeggiate rispettivamente da Trotski e Lenin e da Zinoviev e Kamenev, scoppia la rivoluzione, per iniziativa del comitato militare rivoluzionario anziché a seguito di una decisione meditata degli organi centrali. Lenin, tornato a Pietrogrado, partecipa alla riunione segreta del comitato centrale del 23 ottobre, nel corso della quale viene fissata per l'insurrezione la data del 7 novembre (25 ottobre secondo il vecchio calendario), che coincide con l'apertura del II Congresso panrusso dei soviet. Durante la notte fra il 6 e il 7 novembre, egli giunge a Smolnyi, quartier generale dei bolscevichi, e redige l'Appello ai cittadini russi che verrà pubblicato il 7 novembre a cura del soviet di Pietrogrado. L'8 novembre, verso le 2 del mattino, avviene la capitolazione del Palazzo d'Inverno. La sera dello stesso giorno, Lenin dichiara dal podio del II Congresso panrusso dei soviet, in cui i bolscevichi detengono ormai la maggioranza: «Oggi noi cominciamo a edificare l'ordine socialista». Quindi legge e illustra i decreti sulla terra da lui redatti («il possesso della terra da parte dei proprietari terrieri viene abolito immediatamente e senza contropartita [...], il diritto di proprietà privata sulla terra viene soppresso per sempre») e preannuncia la pace. Da Brest-Litovsk al comunismo di guerra (1917-21) I bolscevichi, che hanno conquistato il potere, si trovano però isolati: dirigenti menscevichi e socialisti rivoluzionari, lungi dal sostenerli, si alleano infatti con l'opposizione borghese. La situazione economica è peraltro assai grave, ed è tuttora in corso la guerra con la Germania. I soviet sono il nuovo organo di potere. Il comitato esecutivo del Congresso dei soviet procede alla nomina dei membri del consiglio dei commissari del popolo, presieduto da Lenin. Nel marzo 1918 il P.O.S.D.R. assumerà la nuova denominazione di Partito comunista (bolscevico) e nel luglio 1918 il V Congresso dei soviet ratificherà la prima Costituzione sovietica. Nel dicembre 1917 vengono avviate a Brest-Litovsk le trattative per l'armistizio con la Germania, che verrà firmato il 15 dicembre; esso garantisce, oltre al mantenimento dello statu quo territoriale, il diritto alle relazioni fra soldati russi e soldati tedeschi, il che favorisce la diffusione della propaganda sovietica. Nel febbraio 1918, la Germania riprende però l'offensiva. Nonostante l'opposizione di Bucharin e di una parte del comitato centrale, Lenin vuole a ogni costo la pace, che viene firmata il 3 marzo 1918, ma le durissime condizioni imposte dalla Germania, che costano alla Russia la perdita di un quarto del suo territorio, provocano gravi fratture all'interno del partito. Durante l'estate del 1918 la guerra civile si estende, provocando l'intervento dei vecchi alleati dello zar: la Siberia viene invasa da un esercito cecoslovacco guidato da ufficiali francesi, mentre Inglesi e Francesi attaccano dal mar Bianco e dal mar Nero. Le stragi e il caos dureranno fino al 1920 (disfatta di Kolcak). Alla guerra civile si accompagna il terrore rosso, di cui è strumento la Ceka, istituita nel dicembre 1917 con funzioni repressive e affidata al comando di F. Dserinskij (18771926). Lenin dichiara: «E indispensabile adottare misure urgenti per combattere i controrivoluzionari e i sabotatori». Dopo l'attentato del 30 agosto 1918 (nel corso del quale viene ferito al collo da un colpo di pistola), afferma inoltre: «Coloro che sperano in una rivoluzione sociale pulita nutrono speranze vane». L'VIII Congresso del partito, convocato nel marzo 1919, ne rinnova le strutture mediante l'istituzione di un bureau politico e di un comitato centrale, nonché di un bureau organizzativo. La politica del «comunismo di guerra» comporta la mobilità e il controllo di tutte le risorse del paese, il che determina l'abolizione del commercio privato. Trotski propone nel dicembre 1919 la militarizzazione del lavoro; su questo tema Lenin si dimostra inizialmente favorevole ma, nel novembre 1920, a causa dell'autoritarismo eccessivo con cui viene messa in atto, decide di abbandonare l'esperimento. Nel marzo 1921, la questione sindacale domina il dibattito svoltosi in seno al X Congresso del partito. Lenin è contrario all'egualitarismo e al controllo da parte della base, proposto da Aleksandra Mikhailovna Kollontaj (1872-1952), che rappresenta l'opposizione operaia. Egli sostiene l'opportunità che il partito mantenga il controllo sulle organizzazioni operaie, alle quali tuttavia ritiene vada garantita l'indipendenza nei confronti di uno Stato che definisce «uno Stato di operai e di contadini soggetto a deformazione burocratica». La repressione interna contro i socialisti rivoluzionari e gli anarchici e la mancata estensione della rivoluzione all'Europa (sconfitta dei comunisti tedeschi) provocano l'isolamento e l'irrigidimento del potere bolscevico: Lenin guida uno Stato le cui condizioni di sopravvivenza appaiono sempre più precarie. La N.E.P. e il consolidamento dell'apparato Al termine della guerra civile, la situazione economica della Russia è disastrosa. La crisi giunge all'apice nel 1921, con la rivolta di Kronstadt, che scoppia ai primi di marzo fra i marinai della flotta e all'interno della città e la cui responsabilità viene attribuita dalla propaganda bolscevica alle guardie bianche. Lenin asserisce tuttavia: «Non si tratta di guardie bianche, semplicemente non accettano più il nostro regime». Egli teme infatti che dietro alla rivolta dei marinai si celino forze controrivoluzionarie. Kronstadt viene riconquistata con la forza fra il 7 e il 18 marzo. Quando Lenin ammetterà gli eccessi della repressione, sarà troppo tardi: la frattura creatasi fra la tradizione anarchica e il nuovo governo sovietico è ormai definitiva. La nuova politica economica (N.E.P.) approvata dal X Congresso corrisponde all'intento di eliminare le tensioni evidenziate dalla rivolta di Kronstadt: con essa si pone fine alle requisizioni, viene liberalizzato il commercio e ristabilita di conseguenza una normale circolazione monetaria, mentre un largo settore della piccola industria torna a essere affidato alla gestione privata. Lenin giustifica il ricorso a tale compromesso con la necessità di riscuotere il consenso della maggioranza della popolazione, costituita da contadini. Un'altra caratteristica del X Congresso è la grande importanza attribuita al partito: Lenin attacca con violenza l'«opposizione operaia», dichiarando che qualsiasi deviazione in senso anarchico è troppo pericolosa, in un paese a popolazione prevalentemente contadina, in cui la classe operaia risulta quindi minoritaria, per poter essere tollerata in seno al partito. Una delle mozioni finali del Congresso, presentata dallo stesso Lenin, dichiara quindi incompatibile con l'appartenenza al partito l'appartenenza all'«opposizione operaia». L'altra mozione finale denuncia gli «indizi di frazionismo». È probabile che l'atteggiamento di Lenin sia dettato dalla gravità delle circostanze; d'altra parte, egli riafferma al tempo stesso la necessità della più decisa azione frazionistica «in caso di necessità assoluta» e respinge risolutamente la proposta relativa al divieto di elezioni al comitato centrale sulla base di piattaforme diverse. All'indomani del Congresso, il potere della nuova segreteria risulta notevolmente accresciuto; al bureau politico viene in particolare attribuito il ruolo spettante in teoria al comitato centrale. All'interno del partito viene effettuata una severa epurazione. Lenin è pienamente consapevole del rischio di burocratizzazione che incombe sul partito, ma ritiene che la si possa correggere mediante un adeguato controllo da parte di apposite commissioni e in particolare dell'ispettorato degli operai e dei contadini (rabkrin), in cui ripone la massima fiducia. Tale organismo, in realtà, non è altro che un'emanazione dell'apparato del partito, tanto che ne assume la direzione Stalin, il quale verrà eletto segretario generale del comitato centrale dopo l'XI Congresso del partito (aprile 1922). La morte di Lenin (1922-24) Alla fine del 1921 Lenin, ammalato dall'agosto 1918, manifesta i primi sintomi dell'arteriosclerosi; ritiratosi a vivere nei pressi di Mosca, a partire dal 1922 riesce a lavorare solo saltuariamente e il 26 maggio di quell'anno viene colpito da un attacco apoplettico. Dopo un breve periodo di ripresa (ottobre - dicembre), subisce il 16 dicembre un secondo attacco, in seguito al quale rimane paralizzato. In un discorso allVIII Congresso aveva già affermato: «L'incultura della Russia avvilisce il potere dei soviet e rafforza la burocrazia». Nel 1920 1921 e 1922, denuncia con insistenza i difetti che l'apparato di Stato sovietico ha ereditato dal regime zarista. A proposito del poema di Majakovskij Quelli che non finiscono mai di star seduti, scrive: «Il nostro peggior nemico, il nostro nemico interno: il comunista burocrate». Ciononostante Lenin, tuttora fermamente convinto che il partito sia il rappresentante legittimo della dittatura del proletariato, è da ciò indotto a escogitare rimedi, destinati però a restare inefficaci, per combattere gli eccessi di burocratismo. Quando già il male lo ha semiparalizzato, egli diviene consapevole del pericolo più grave, come attesta la lettera indirizzata al XII Congresso del partito (tenutosi dopo la sua morte), che egli detta alla fine di dicembre e che si considera il suo testamento spirituale: essa contiene infatti la previsione del conflitto fra Stalin e Trotski. Nei giorni successivi, venuto a conoscenza dei metodi repressivi con cui Stalin e il bureau organizzativo hanno annientato il Partito comunista georgiano, Lenin definisce Stalin «un brutale aguzzino degno del regime zarista». In seguito (4 gennaio), aggiunge un post-scriptum alla lettera al Congresso, in cui chiede al comitato di «cercare una via per allontanare Stalin dalla successione». Attacca poi apertamente, in due articoli scritti rispettivamente alla fine di gennaio e ai primi di febbraio, l'apparato di Stato e il partito. A seguito di un incidente verificatosi fra Stalin e la Krupskaja, il 6 marzo Lenin scrive a Stalin una lettera che segna la fine dei loro rapporti. Il 9 marzo, colpito per la terza volta da un attacco, perde definitivamente la parola. Nonostante una temporanea ripresa di assai breve durata, nell'estate del 1923, Lenin muore il 21 gennaio 1924, dopo aver festeggiato il Natale nella casa di Gor' kij con i bimbi del paese. Ha allora inizio, nonostante la viva opposizione della Krupskaja, il culto di Lenin: Pietrogrado viene ribattezzata Leningrado. Zinoviev dichiara: «Lenin è morto, ma il leninismo continua a vivere», inventando così un concetto che Lenin aveva sempre rifiutato. Il suo famoso testamento, letto durante il XIII Congresso del partito (23-31 maggio 1924), non viene però pubblicato e resterà segreto fino a che Krusciov non ne darà notizia al XX Congresso (1956). Fonte: Enciclopedia Alfatematica - Microforum - Peruzzo Informatica |