| Sir
Winston Leonard Spencer Churchill
Uomo di Stato inglese (Blenheim Palace, Woodstock, Oxfordshire 1874 - Londra 1965). I genitori di Winston Churchill provengono da due ambienti molto diversi tra loro: lord Randolph Churchill, il padre appartiene alla migliore aristocrazia britannica, ed egli stesso scriverà una biografia del suo famoso antenato, il duca di Marlborough. La madre, Jenny Jerome, è figlia del proprietario del New York Times; il sangue americano che scorre nelle vene di Winston ne farà sempre un fervente sostenitore dellamicizia dei popoli anglosassoni e dei particolari vincoli che legano tra loro Gran Bretagna e Stati Uniti. Winston Churchill nasce il 30 novembre 1874 nella residenza dei Marlborough; trascorre l'infanzia in Irlanda, poi studia presso la celebre scuola di Harrow; nel 1893 è ammesso alla scuola di Sandhurst, nonostante la sua scarsa inclinazione allo studio. Il giovane cadetto insegue sogni di gloria. Nominato sottotenente nel IV battaglione ussari, parte come osservatore al seguito dell'esercito spagnolo incaricato di reprimere la rivolta di Cuba. Poi è inviato in India e partecipa a una campagna contro le tribù afgane alla frontiera nord-occidentale: questa spedizione gli ispirerà il suo primo libro. Fa poi parte di una missione come ufficiale e corrispondente di guerra del Morning Post nel Sudan dove assiste alla carica a cavallo dei dervisci nella battaglia di Omdurman che farà da spunto al suo secondo servizio giornalistico. Tentato dall'attività politica, Churchill si ritira dalla vita militare e si presenta come candidato alle elezioni a Oldham. Non è eletto, ma nuove occasioni gli si offriranno in Africa del Sud. La guerra del Transvaal è appena scoppiata e Churchill si reca in quei luoghi e vi assiste in qualità di corrispondente di guerra. È fatto prigioniero dai Boeri ma presto riesce a evadere e può in questo modo inviare al suo giornale il racconto delle proprie esperienze. Così l'Inghilterra conosce l'avventuroso discendente di Malborough. Churchill approfitta immediatamente della notorietà acquisita per lanciarsi nella campagna elettorale (sono le elezioni «kaki» del 1900): è eletto deputato conservatore di Oldham. Sicuro di sè, affascinante e arrogante, Churchill non resta a lungo conservatore: infatti, nel 1904, si avvicina ai liberali e si lega d'amicizia con i rappresentanti radicali del partito, in particolare con Lloyd George; nel 1906, viene eletto deputato liberale di Manchester. Gli viene in seguito assegnato il posto di segretario di Stato presso il gabinetto di Campbell-bannerman, iniziando così la sua carriera ministeriale. Le sue doti e le sue ambizioni gli consentono di essere assegnato a incarichi migliori: nel 1908, infatti, Asquith, eletto primo ministro, gli affida il portafoglio del Commercio e dellIndustria. Churchill, che ha unito I principi del radicalismo con quelli della democrazia sociale, si adopera per ridurre la giornata lavorativa nelle miniere e nella lotta contro lo sweating system e la disoccupazione. Sostiene in modo quasi aggressivo Lloyd George, che propone di imporre forti tassazioni ai ricchi. Gli aristocratici sindignano e considerano Churchill un traditore delle sue origini. Nel 1910-11 gli viene assegnato il ministero dellInterno, che gli procura nuove occasioni per accattivarsi lopinione pubblica e gli offre la possibilità di assumere il ruolo di intrepido protettore dell'ordine civile, fino a partecipare personalmente all'assalto della polizia a un edificio occupato dagli anarchici nell'East End londinese. In seguito gli viene affidato il ministero della Marina, funzione che gli darà modo di operare in un nuovo campo. Diventato primo lord dell'Ammiragliato, chiede all'ammiraglio Fisher, vecchio militare geniale e combattivo, di poterlo assistere (ma, nel 1915, il loro rapporto si guasterà). Sostiene attivamente gli armamenti navali, interviene con foga nell'affare irlandese, ma, in fin dei conti, si procura negli ambienti politici molti più nemici che amici. In questo periodo Churchill dimostra la sua forte personalità, imprevedibile, combattiva ed egocentrica. Un politico controverso (1914-39) Primo lord dell'Ammiragliato allo scoppio della grande guerra, (1914- 15), Churchill ricoprirà lo stesso incarico agli inizi del secondo conflitto mondiale (1939-40). Nell'intervallo tra queste due date la sua carriera politica conoscerà momenti d'ombra e di gloria. La sua immagine pubblica non rassicura né il suo partito né l'elettorato delle sue doti di statista responsabile. I suoi continui passaggi da un partito politico all'altro (nel 1924 lascia le file liberali per aderire nuovamente a quelle conservatrici) non contribuiscono certo a convincere la classe media della bontà del suo operare; inoltre la sua viva opposizione alla Rivoluzione sovietica, al socialismo laburista e allo sciopero generale del 1926 gli aliena le simpatie della classe operaia. I suoi lucidi moniti sui rischi che presenta il sorgere del nazismo in Germania non valgono a scuotere l'apatia di un paese deciso a mantenere a tutti i costi la pace. La serie di delusioni inizia nel 1915 quando Churchill, convinto della superiorità della strategia periferica sul metodo dell'attacco frontale (e resterà fermo in queste sue convinzioni per tutta la sua vita), suggerisce una spedizione franco-inglese ai Dardanelli. Lo sbarco a Gallipoli è mal preparato e costa la vita a molti uomini. Le speranze deluse danno luogo alle più vivaci polemiche nei confronti di Churchill, ritenuto responsabile della sconfitta. Alla fine del 1915, rassegna le dimissioni dal governo, chiede un comando in Francia e si batte col grado di tenente colonnello nelle Fiandre, alla testa di fanti scozzesi. Nel 1917 Lloyd George, capo del governo di coalizione, gli assegna il ministero delle Munizioni. Churchill denuncia con veemenza la rivoluzione bolscevica e vorrebbe che gli Alleati intervenissero attivamente in Unione Sovietica. La propaganda nazista, tra il 1941 e il 1945, ricorderà alcune delle sue incendiarie dichiarazioni: «La bassezza dei capi bolscevichi non è compensata nemmeno dall'ampiezza dei loro crimini [...] Le generazioni future nutriranno soltanto disprezzo per i loro tratti grossolani e i loro nomi esotici». E ancora: «Il bolscevismo non è una dottrina politica, ma una malattia. Non è una creazione. bensì un'infezione». Nel 1921 Churchill passa al ministero delle Colonie. Nomina il colonnello Lawrence consigliere per gli affari arabi e interviene nella crisi irlandese a favore del trattato che accorda l'indipendenza all'Irlanda. Ma nel 1922, allo scioglimento della coalizione di liberali e conservatori, Churchill è sconfitto alle elezioni; seguendo Lloyd George si è inimicato i liberali senza riuscire ad allontanare l'opposizione dei conservatori nei suoi confronti. Inoltre, paralizzato nella sua attività politica da una crisi di appendicite, viene rinnegato dagli elettori di Dundee che lo avevano sempre sostenuto dal 1908. Depresso, ma senza tuttavia perdere il suo senso dell'humour, si ritrova, secondo le sue parole «senza portafoglio, senza mandato, senza partito... e senza appendice». Riprende a scrivere (un'importante opera sulla crisi mondiale del 1911 - 1918) e si cimenta nella pittura, suo passatempo preferito. Alle elezioni del 1924, riavvicinandosi al partito conservatore, riesce a conquistare un seggio nella ricca periferia londinese dell'Essex, e Baldwin gli offre il ministero delle Finanze. Ristabilisce la convertibilità aurea scatenando le virulente critiche di Keynes (che redige un libello intitolato Le conseguenze economiche di Winston Churchill, 1925). Nel corso di uno sciopero generale fa fronte, non solo con fredda determinazione ma anche con aggressiva combattività, ai sindacati che lo esecrano. Sempre più preoccupato dalla minaccia del comunismo, lascia il radicalismo militante per il conservatorismo più rigido, atteggiamento che gli vale una certa popolarità negli ambienti più reazionari del partito. Sul fronte dell'Impero la sua irriducibile opposizione a qualsiasi tipo di liberalizzazione del regime dellIndia dimostra una netta chiusura all'evoluzione delle colonie verso l'autonomia. Churchill perde un'altra causa, dalla quale dipendeva la sua fortuna si oppone al primo ministro e all'arcivescovo di Canterbury che vogliono costringere Edoardo Vlll ad abdicare. Ormai, l'autorità di Churchill è gravemente compromessa e lo statista si ritrova sempre più isolato; ma non per questo desiste: persevera anzi nel predicare il riarmo. Churchill si dimostra, in effetti, più perspicace di molti altri politici del tempo: ha capito molto bene che la sete di potenza della Germania hitleriana rappresenta un grave pericolo per la Gran Bretagna e l'Europa in generale. Tenta invano di additare ai connazionali le minacce derivanti dalla politica tedesca, di risvegliare insomma l'opinione pubblica inglese; invano auspica una cooperazione politica e un'alleanza militare con la Francia: nessuno prende in considerazione le sue tesi. Il paese, ossessionato dal timore di una guerra, preferisce dare ascolto alle rassicuranti dichiarazioni di Baldwin e di Chamberlain, piuttosto che agli avvertimenti di Churchill, che dopo l'Anschluss mette solennemente in guardia la nazione: «L'Europa si trova di fronte a un piano d'aggressione accuratamente studiato, strettamente e minuziosamente messo in atto»; dopo Monaco il suo giudizio - «Abbiamo subito una disfatta totale» - rimane inascoltato. Ma, a partire dal 1939, la situazione si rovescia. I suoi coraggiosi sforzi danno i loro frutti e, nel 1940, la popolarità di Churchill è pari all'impopolarità di due anni prima. Il capo dell'Inghilterra in guerra: gli anni eroici (1940-45) Dopo alcuni mesi di guerra, la fiducia nel gabinetto Chamberlain è venuta meno: l'opinione pubblica reclama un capo degno di condurre la lotta con risoluzione. Quando Chamberlain rassegna le dimissioni il 10 maggio 1940, il re chiama Winston Churchill (che era stato nominato Primo lord dell'Ammiragliato il 3 settembre 1939) per formare un governo di unità nazionale. Con l'accordo tra laburisti e liberali il governo può contare sull'unanime adesione del paese. Dopo la disfatta della Francia, la Gran Bretagna deve far fronte, sotto la direzione del Primo ministro Churchill, a una situazione drammatica. Dalla primavera all'autunno del 1940, Churchill raccoglie tutte le residue energie, definisce gli obiettivi della nazione, organizza ovunque la resistenza: in Gran Bretagna, contro l'offensiva aerea della Luftwaffe (la «battaglia d'Inghilterra») e le minacce d'invasione; in Africa, contro gli Italiani; negli Stati Uniti, stringendo legami economici e diplomatici con Roosewelt (che sfoceranno nella carta Atlantica del 14 agosto 1941). Nel 1941 l'Inghilterra esce dal suo isolamento con l'entrata in guerra dell'U.R.S.S., in giugno, e degli Stati Uniti, in dicembre. Ma deve contemporaneamente affrontare un altro temibile avversario, il Giappone, che inizia a impadronirsi di tutte le posizioni britanniche nell'Estremo oriente. Immediatamente Churchill invia tutto l'aiuto possibile all'Unione Sovietica e prepara una «Grande Alleanza» delle tre nazioni entrate nel conflitto. Instaura con Roosewelt una stretta collaborazione politica e personale, che diviene la pietra miliare della sua politica. Piuttosto che formare un secondo fronte all'ovest, Churchill preferisce adottare una strategia mediterranea e balcanica che prevede lo sbarco in Africa settentrionale nel novembre del 1942; poi la campagna di Sicilia e d'Italia del 1943 e anche un certo sostegno a Tito. Forte ormai del suo ascendente parlamentare e popolare (l'autorità da lui esercitata alla Camera dei comuni e nel paese non si ripeteva dai tempi di Pitt), Churchill organizza la difesa nazionale e il governo interno la diplomazia e la strategia. Compie numerosi viaggi destinati a coordinare gli sforzi bellici: a Washington (dicembre 1941), a Mosca (agosto 1942), a Casablanca (gennaio 1943); nel novembre 1943 ha luogo a Teheran un ciclo di conferenze dei tre Grandi. Lo sbarco all'ovest, previsto da lungo tempo, viene effettuato il 6 giugno 1944 sulle coste della Normandia: le armate britanniche partecipano alla riconquista della Francia, del Belgio e dell'Olanda. L'11 novembre 1944, Churchill, al fianco di Charles de Gaulle, viene acclamato a Parigi. La vittoria si avvicina. La sera stessa della capitolazione tedesca, Churchill pronuncia un discorso pieno di sobrietà e dignità alla nazione in delirio. La famosa «V» della vittoria, simbolo della personalità di Churchill al pari dell' immancabile sigaro, diviene realtà tangibile. Il capo del partito conservatore (1945-55) Negli ultimi mesi di guerra, e soprattutto dopo la conferenza di Yalta (febbraio 1945), comincia a incrinarsi l'alleanza con la Russia staliniana: Churchill protesta contro la «cortina di ferro» che si erge sulla metà orientale dell'Europa; senza esitare, fa sparare dalle truppe britanniche sui comunisti della resistenza greca. Ma, dopo la capitolazione della Germania, non ottiene dai suoi alleati laburisti la possibilità di continuare un governo di coalizione. Le elezioni generali hanno luogo nel giugno del 1945. Churchill, al culmine del suo prestigio, s'illude di ricevere grandi manifestazioni di riconoscenza da parte dei compatrioti. Invece i conservatori subiscono una scottante disfatta, guadagnando soltanto 215 seggi contro i 399 assegnati ai laburisti. Addolorato di essere state «congedato dal corpo elettorale britannico», deve abbandonare la scena politica nella fase centrale della conferenza di Potsdam e lasciare il posto all'avversario Attlee. Passato all'opposizione, Winston Churchill lancia l'idea di un'unione dei paesi europei con la formazione di un consiglio d'Europa (discorso di Zurigo, 1946), insiste sulla necessità di un'alleanza anglo-americana per mantenere la pace e far fronte alle ambizioni sovietiche (discorso di Fulton, 1946, che inaugura la guerra fredda). Critica vivacemente la gestione laburista, in particolare l'indipendenza accordata all'India, e comincia a scrivere La seconda guerra mondiale (gli sarà conferito il premio Nobel per la letteratura nel 1953). Tuttavia, con le elezioni del 1951, il declino laburista favorisce la formazione di una esigua maggioranza conservatrice. Acclamato dalla metà della nazione, Churchill ritorna alla carica di Primo ministro. Questo nuovo governo conservatore, che si appoggia sull'ala liberale del partito capeggiata da R.A. Butler e che comprende anche Eden e Macmillan, esercita all'interno una politica prudente nei riguardi dei laburisti mentre stringe all'esterno una stretta alleanza con gli Stati Uniti. Churchill decide di assumere un ruolo di moderatore nella guerra fredda e, dopo la morte di Stalin, ambisce a impersonare l'uomo della distensione e della pace. Ma il peso degli anni non gli permette di realizzare questo progetto. Arrivato ormai alla soglia degli ottant'anni (novembre 1954), si rassegna ad abbandonare per sempre il potere e designa come suo successore Anthony Eden (aprile 1955). Nel 1953, è decorato cavaliere dell'ordine della Giarrettiera e diventa «sir» Winston Churchill. Ormai privato della stimolante attività politica, sotto il peso dell'età e della malattia, trascorre gli ultimi dieci anni della sua esistenza nella casa di campagna nel Kent, a Chartwell, e nella Francia meridionale. Le sue esequie, alla presenza della regina, sono trionfali. Dal suo matrimonio con Clementine Hozier, avvenuto nel 1908, sono nati un figlio, giornalista e scrittore, Randolph Churchill (1911-68) e tre figlie. Le opere scritte da Winston Churchill sono considerevoli e varie. Da ricordare: My African Journey (1908), The World Crisis, 1911-1918 (La crisi mondiale 6 voll., 1923-31), il suo diario politico (Step by Step 1936-1939, 1939), War speeches (6 voll., 1941-46), A History of the English-speaking Peoples (Storia dei popoli di lingua inglese 4 voll., 1956-58) e la Seconda guerra mondiale (1948-54). Fonte: Enciclopedia Alfatematica - Microforum - Peruzzo Informatica |