| Chou
En-lai
In pinyin Zhou Enlai o, più comunemente, Chou En-lai. Uomo politico cinese (provincia di Zhejiang, 1898 - Pechino, 1976). Gli esordi Nato in una famiglia di letterati - suo nonno era un alto funzionario dell'Impero manciù, suo padre un professore e sua madre un'appassionata di letteratura moderna - Chou En-lai è presto influenzato dalle idee rivoluzionarie che agitano la Cina sin dal 1915. Compie gli studi secondari e universitari a Tianjin (Tientsin), dove sarebbe stato incarcerato per aver diretto il «Movimento del 4 maggio 1919». In seguito, si reca in Giappone, poi in Francia dove, nel 1920-21, fonda con altri compagni - in particolare Li Lisan, Chen Yi, Li Fuchun e Deng Xiaoping - la sezione francese del partito comunista cinese. Per due anni, si trattiene a Parigi per proseguire gli studi, poi visita l'Inghilterra e soggiorna per un anno in Germania dove incontra Zhu De. Tornato in Cina nel 1924, a ventisei anni diventa commissario politico dell'Accademia militare di Huangpu comandata dal generale Chang Kaishek. Nel 1926-27, prepara sul campo l'arrivo della «spedizione verso il nord» dell'«armata rivoluzionaria» che, da Canton, (oggi Guangzhou), muove all'assalto della Cina dei signori della guerra. Nel marzo 1927, Chou En-lai organizza, con i militanti sindacali e politici di Shanghai, uno sciopero insurrezionale per consentire alle truppe di Chang Kai-shek di impadronirsi della città, ma quest'ultimo tradisce i suoi ex alleati e Chou scampa per poco alla repressione. Egli è uno dei dirigenti della rivolta di Nanchang del 1° agosto 1927 e partecipa alla «Comune di Canton» (11 - 13 dicembre 1927), che segna la tragica fine della prima grande rivoluzione. Costretto alla clandestinità, si rifugia, per qualche tempo, a Hong Kong prima di proseguire per Mosca dove frequenta i corsi dell'università Sun Yat-sen sul marxismo-leninismo e la strategia rivoluzionaria. Le varie linee proposte, dal 1927 al 1931, dai dirigenti del partito comunista cinese, prevedevano tutte la sollevazione insurrezionale delle città del centro e del sud della Cina, per controbattere la controrivoluzione. Al suo ritorno in Cina, Chou En-lai partecipa alla messa a punto della nuova linea politica proposta da Li Lisan. Dopo il fallimento di questo orientamento, da lui in seguito condannato, Chou viene criticato molto duramente. Conserva, comunque, le sue funzioni in seno al Comitato centrale del partito comunista, dopo l'autocritica. La lunga marcia Il terrore bianco che, all'inizio degli anni Trenta, imperversa nelle città e il successo dell'istituzione, da parte del partito comunista, di basi rosse nelle campagne - come quella, in particolare, di Mao Zedong e di Zhu De - inducono i dirigenti del Comitato centrale a raggiungere i loro compagni nello Kiangsi a partire dal 1931-32. Chou ritrova allora parecchi fondatori della sezione francese del P.C.C. e alcuni suoi allievi di Huangpu, Lin Piao, per esempio. Chou diventa commissario politico dell'Armata Rossa, poi vicepresidente del Consiglio rivoluzionario militare. I nuovi arrivati - soprannominati «i ventotto bolscevichi» in quanto la maggior parte di essi proveniva direttamente da Mosca - assumono la direzione delle operazioni e tolgono a Mao Zedong ogni potere decisionale (agosto 1932). All'epoca, l'Armata Rossa aveva appena respinto, a tre riprese, le forze nazionaliste di Chang Kai-shek grazie alla strategia di guerra rivoluzionaria elaborata da Mao Zedong e dai suoi compagni. Chou En-lai si pone al fianco dei «ventotto bolscevichi» e svolge un ruolo preponderante nell'attuazione della nuova politica perseguita dai comunisti nello Kiangsi (oggi Jiangxi). Dopo una quarta campagna, conclusasi con la vittoria dei comunisti, viene posto in atto, dall'esercito nazionalista, un gigantesco blocco. Per uscire dalla posizione di stallo in cui si vengono a trovare, i comunisti sono costretti a rompere l'accerchiamento, ad abbandonare la base al prezzo di pesantissime perdite (ottobre 1934) e a fuggire, organizzando la Lunga Marcia. Alla conferenza di Zunyi nel Guizhou, nel gennaio 1935, Mao Zedong assume di fatto la direzione del Comitato centrale, dopo le accese critiche rivolte ai sostenitori della vecchia linea politica. Chou En-lai, anche lui sul banco degli imputati, conserva ancora alte responsabilità in seno al Comitato centrale e svolge, sino alla conclusione della Lunga Marcia, un ruolo predominante nella messa in atto della nuova politica del partito. Nello Shaanxi prende contatto con il «giovane maresciallo» Zhang Xueliang, che rifiuta tacitamente di combattere contro i comunisti e aspira a riprendere possesso del suo feudo manciù, abbandonato al Giappone da Chang Kai-shek. Nel dicembre 1936, quest'ultimo, recatosi a Xi'an, viene fatto prigioniero da Zhang Xueliang e da altri giovani ufficiali del suo esercito: costoro non accettano la sua mancanza di fermezza nei confronti dei giapponesi. Sembra che, in quell'occasione, i comunisti abbiano voluto salvare la vita al generalissimo per poter negoziare con lui. Chou, che tratta segretamente con il suo ex compagno, ottiene garanzie che permetteranno ai comunisti di uscire dal loro isolamento: i negoziati approdano alla costituzione di un fronte fra P.C.C. e Kuomintang contro il Giappone. Negoziatore accreditato fra Yan'an e Chongqing, nuova capitale dei nazionalisti, Chou En-lai viene incaricato dell'organizzazione del fronte unito. Effettua parecchi viaggi nella zona governativa prima di essere posto dal suo partito, a capo di una missione permanente di collegamento presso il governo nazionalista di Chongqing. A Chou tocca il delicato compito di riconciliare le due parti, quando nel gennaio 1941 scoppia un confitto armato; con l'aiuto di Lin Piao, si adopera perché venga evitato il peggio. Nel 1944, egli rappresenta il tramite fra nazionalisti, americani e comunisti e prepara, nel 1945, i negoziati al massimo livello fra Mao Zedong e Chang Kai-shek a Chongqing, tesi a evitare un ritorno alla guerra civile. Il 10 gennaio 1946, Chou frma, COI1 un rappresentante del Kuomintang, un accordo di «cessate il fuoco» che sembra porre termine alle ostilità. Chou prende poi parte a una conferenza politica consultiva fra rappresentanti governativi e comunisti (10-31 gennaio). Ma, presto, riprende il conflitto. Chou rifiuta la proposta di spartizione della Manciuria proposta dagli Americani e lascia Nanchino il 19 novembre 1946. Chou En-lai torna alla ribalta della scena politica in occasione dei negoziati di pace del marzo 1949, stabiliti allo scopo di mettere fine alla guerra civile. L'attività di primo ministro All'avvento della Repubblica Popolare Cinese (1° ottobre 1949), Chou diventa primo ministro e. fino al 1958, è anche ministro degli Esteri. In questa doppia veste, egli firma, nel febbraio 1950, un trattato di alleanza e assistenza con l'Unione Sovietica. Sull'uomo politico, all'interno, grava il pesante onere di organizzare il nuovo regime. Le sue attribuzioni sono di ordine non soltanto amministrativo ma anche ideologico: così, nel 1951, egli promuove la grande campagna di «rifondazione» del mondo intellettuale e deplora la scarsezza della produzione artistica. In seno al P.C.C., Chou figura al terzo posto - come vicepresidente dopo il presidente Mao e il vicepresidente Liu Shaoqi. Il ministro degli Esteri diventerà famoso soprattutto per la sua attività diplomatica alla Conferenza di Ginevra sulla Corea e l'Indocina (1954) dove sviluppa ampiamente il tema della coesistenza pacifica e insiste, nel contempo, sulla necessità della partecipazione della Cina all'O.N.U. Nel 1955, alla Conferenza di Bandung, Chou insiste particolarmente sui «cinque principi» della coesistenza pacifica: reciproco rispetto di integrità e sovranità nazionali, non-aggressione, non-ingerenza negli affari interni, uguaglianza di diritti, coesistenza pacifica. Il trionfo del primo ministro ha grandi conseguenze in Cina; Chou ha il merito di aver fatto crescere l'attenzione dei paesi del terzo mondo per la Cina. Inoltre, non è trascurabile la parte avuta da Chou En-lai nei rapporti cino-sovietici. Egli rappresenta il suo paese ai funerali di Stalin (marzo 1953) e conclude con l'U.R.S.S. vari accordi economici, l'ultimo dei quali nel 1959, in occasione del XXI Congresso del P.C.U.S. Nell'ottobre 1961, nel lasciare Mosca dopo aver abbandonato il XXII Congresso del P.C.U.S., Chou annuncia la disputa cino-sovietica. Nel 1958, lascia la carica di ministro degli Esteri, sostituito dal maresciallo Chen Yi, ma rimane l'ispiratore della politica estera cinese. Infatti, nel 1960, trascorre una settimana a Nuova Delhi nell'intento di sbloccare la crisi cino-indiana. I suoi soggiorni in parecchi paesi vicini e un lungo viaggio in Africa (dicembre 1963 -febbraio 1964), consentono alla Cina di uscire ulteriormente dal proprio isolamento. In tema di politica interna, il primo ministro sviluppa e divulga le tesi del presidente Mao. Sin dall'inizio della rivoluzione culturale (1966), Chou En-lai prende parte al movimento e si rivolge a diversi milioni di guardie rosse convenute a Pechino. Non è esagerato affermare che la straordinaria attività svolta da Chou durante questo periodo influisce considerevolmente sugli sviluppi della rivoluzione culturale. Con la sua abilità di mediatore, la volontà di conciliare l'inconciliabile, la preoccupazione di non ignorare mai la realtà politica né quella economica, il primo ministro cerca di indirizzare su posizioni moderate il movimento. Grazie al suo pragmatismo, lontano da ogni dottrina, evita tutti gli ostacoli che gli si presentano. La maturità politica l'esperienza nella diplomazia e le doti di persuasione che gli si riconoscono, ne fanno uno dei personaggi chiave della rivoluzione culturale. Le capacità organizzative, non disgiunte da un certo opportunismo, lo hanno collocato ai primi posti nel partito. Malgrado alcuni attacchi da parte delle guardie rosse, l'autorità di Chou si consolida sin dalla fine del 1967, dopo il successo a Wuhan del tentativo di evitare il confronto diretto fra due fazioni rivali. Dopo la caduta di Lin Piao, nel settembre 1971, Chou En-lai sale al secondo posto nella gerarchia dello Stato cinese. Ricopre allora la carica di ambasciatore straordinario della Cina popolare. Si reca in Corea del Nord nel 1970, ad Hanoi nel 1971; la sua attività ha un'importanza fondamentale nel riavvicinamento tra Cina e Stati Uniti e nella conseguente visita del presidente Nixon a Pechino, nel febbraio 1972. Nell'agosto 1973, Chou En-lai ha l'onore di presentare la relazione politica al X Congresso del P.C.C.. Viene ricoverato in ospedale per disturbi cardiaci, durante l'estate 1974, ma ricompare sulla scena politica in occasione delle celebrazioni dell'Armata Rossa (1° agosto 1927), di cui era stato l'organizzatore quarantasette anni prima. Sino alla morte, Chou En-lai ha rappresentato «l'espressione più alta della politica cinese». Fonte: Enciclopedia Alfatematica - Microforum - Peruzzo Informatica |