
La Lega Nord è una confederazione di più movimenti politici autonomisti attiva nell'Italia nord-occidentale e nord-orientale; il Segretario federale è Umberto Bossi.
Dal 1996 la Lega Nord ha proposto la secessione delle regioni settentrionali, indicate collettivamente come Padania, questa posizione è stata ufficialmente archiviata da Bossi dopo l'approvazione del federalismo. [1]
Attualmente ripropone il progetto di uno Stato federale attraverso il federalismo fiscale e la devoluzione alle regioni di alcune funzioni esercitate dallo Stato. Tale progetto ha tuttavia subito una obiettiva battuta di arresto in seguito ai risultati del referendum costituzionale del 25 e 26 giugno 2006.
La Lega Nord si batte per una maggiore fermezza contro l'integralismo islamico, è contraria all'ingresso della Turchia nell'Unione Europea ed è considerata tra i movimenti euroscettici. Enfatizza anche la lotta all'immigrazione clandestina, la promozione delle culture regionali italiane e l'eliminazione degli sprechi nella gestione statale.
1991: Fusione dei movimenti autonomisti e federalisti del Nord
L'Atto Costitutivo ed il testo dello Statuto del Movimento Lega Nord sono stati sottoscritti il giorno 22 novembre 1989 davanti ad un notaio nella città di Bergamo. Il giorno 4 dicembre 1989 nasce il Movimento Lega Nord.
Nei giorni 8-9-10 febbraio 1991 Atto e Statuto vengono approvati all'unanimità dal primo Congresso Federale della Lega Nord svoltosi a Pieve Emanuele (MI). Secondo lo Statuto approvato, nel Movimento Lega Nord vengono a confluirsi i Movimenti denominati Liga Veneta, Lega Lombarda, Piemont Autonomista, Uniun Ligure, Alleanza Toscana - Lega Toscana - Movimento per la Toscana, Lega Emiliano-Romagnola. In seguito aderiscono alla federazione movimenti e partiti autonomisti anche di altre Regioni e Province autonome (Trentino, Alto Adige/Südtirol, Friuli-Venezia Giulia, Valle d'Aosta/Vallée d'Aoste, Umbria e Marche).
Il giorno della fondazione, a Pieve Emanuele (MI), con il primo Congresso federale viene eletto all'unanimità segretario federale del Movimento Lega Nord Umberto Bossi.
Il movimento si conferma negli anni successivi come una delle forze politiche più significative del nord Italia, portando i suoi candidati alla vittoria in diverse amministrazioni locali, tra le quali spicca il Comune di Milano.
Elezioni politiche 1992: vittoria elettorale della Lega
Nel 1992 la Lega Nord, con l'8.6% (Camera) e l'8,2% (Senato) dei voti a livello nazionale, ottiene 80 parlamentari; 25 senatori e 55 deputati. Bossi e i suoi parlamentari festeggeranno la vittoria elettorale a Pontida.
Elezioni politiche 1994: nasce il Polo delle Libertà
In occasione delle elezioni politiche del marzo 1994, quando ancora il Paese vive una situazione di transizione dal sistema della Prima Repubblica a quello del bipolarismo, la Lega scende in campo accanto all'imprenditore Silvio Berlusconi che entra in politica fondando il movimento di Forza Italia e organizzando in breve tempo una coalizione di centrodestra.
Berlusconi guida due diversi schieramenti, vista la reciproca disaccettazione fra la Lega e la nascente Alleanza Nazionale (reduce del Movimento Sociale Italiano): al nord Forza Italia, CCD e Lega si presentano col olo di "Polo delle Libertà", mentre al sud c'è il "Polo del Buon Governo" con AN e senza la Lega.
Nel '94, pur con un leggero calo percentuale con l'8,4% dei voti alla Camera, i parlamentari salgono a 180 grazie alla presenza di candidati leghisti nei collegi uninominali come rappresentanti di tutta la coalizione. La Lega diviene il più grande raggruppamento parlamentare.
Caduta del governo Berlusconi I
Il Polo vince le elezioni e viene costituito il primo governo Berlusconi, destinato a durare in carica soltanto pochi mesi, proprio a causa della sottrazione dell'appoggio da parte della Lega: in un primo momento l'Assemblea federale leghista (6 novembre 1994) presenta un progetto di Costituzione che divide l'Italia in 9 macroregioni o macroaree, riferibili agli stati preesistenti all'unità d'Italia; lo scontro scoppia alcuni giorni dopo sul tema delle pensioni: Berlusconi afferma che non si può governare con un alleato come Bossi e che non rimane altro da fare che ritornare alle urne. Sul tema i rapporti si alterano, e anche il ministro Roberto Maroni, vicepresidente del Consiglio, accusa la maggioranza per la mancanza di accordi con i sindacati.
Lo scontro diretto arriva alla vigilia delle vacanze natalizie, fra il 21 e il 22 dicembre: in diretta, in televisione, Silvio Berlusconi, con un discorso duro nei confronti dell'alleato Bossi, dichiara che il patto sancito con lui il 27 marzo è stato tradito e chiede di ritornare immediatamente alle urne. Bossi, dal canto suo, ricambia le accuse, affermando che l'accordo sul federalismo è stato ampiamente disatteso dal governo. Così si apre la crisi: Berlusconi rassegna le proprie dimissioni ed invita i suoi militanti a manifestare in piazza contro il "tradimento".
Si costituisce un governo tecnico, guidato da Lamberto Dini, al quale i leghisti decidono di garantire l'appoggio esterno.
Secessione
Si arriva allo svolgimento di nuove elezioni, e stavolta la Lega non stringe alleanze. Si presenta da sola e conquista il 10,4% dei voti a livello nazionale e 87 parlamentari. Questa decisione penalizza il Polo di centrodestra e favorisce la nuova coalizione dell'Ulivo, guidata da Romano Prodi.
Forte del consenso elettorale (30% in Veneto, 25% in Lombardia), il 15 settembre la Lega Nord, radicalizzando la propria politica, annuncia di voler perseguire il progetto della secessione delle regioni dell'Italia settentrionale (indipendenza della Padania). A tal fine organizza una manifestazione lungo il fiume Po il cui culmine si tiene a Venezia, in Riva degli schiavoni, dove Umberto Bossi, dopo aver ammainato la bandiera tricolore italiana, fa issare quella col sole delle Alpi verde in campo bianco, e proclama provocatoriamente l'indipendenza della Padania. A seguito di questa svolta secessionista, alcuni importanti esponenti del Carroccio (tra cui l'ex Ministro Vito Gnutti e l'ex Presidente della Camera dei Deputati Irene Pivetti) abbandonano il partito.
Nel frattempo, il Parlamento, attraverso i decreti legislativi noti come leggi Bassanini, attribuisce numerose funzioni amministrative agli enti locali, e in particolar modo ai Comuni.
Il progetto secessionista tramonta
La Lega mostra, fin dalla legge di delegazione (legge 15 marzo 1997 n. 59), di non accontentarsi di queste riforme e decide di proseguire nella sua battaglia secessionista, creando le Camicie verdi e un Governo padano.
Il programma secessionista subisce poi una battuta d'arresto e determina un calo di consensi, in considerazione anche dei tentativi di federalizzazione espressi dal legislatore costituzionale (la riforma del Titolo V della Parte II della Costituzione modifica profondamente il regionalismo italiano, che si fonda ora sui principi di sussidiarietà - art. 118 - e di leale collaborazione - art. 120 -, indicando espressamente le materie di competenza legislativa esclusiva dello Stato e concorrente tra Stato e Regioni, e attribuendo invece alla competenza legislativa esclusiva delle Regioni tutte le altre materie).
Nel frattempo però nell'autunno 1998 si staccano dalla Lega diversi dirigenti e militanti che fondano in Veneto movimenti come la Liga Repubblica Veneta (poi diventata Liga Fronte Veneto) che nelle tornate elettorali ha raccolto un consenso tra il 1.3% (2005) ed il 2.3% (2000) a livello regionale con un piccolo exploit nelle elezioni per il Senato nel 2001 dove ha raggiunto il 5% sfiorando l'elezione di un senatore.
Riavvicinamento al centrodestra
Accantonato il progetto secessionista e modificata la linea politica di fondo in favore di un più "abbordabile" federalismo, la Lega si avvicina nuovamente alla coalizione di centrodestra, rinsaldando i rapporti con Berlusconi e Forza Italia. A fare da tramite della nuova alleanza Lega-Forza Italia-An e guidare tutta l'operazione il futuro sottosegretario alle riforme Aldo Brancher (Forza Italia). Tale avvicinamento muove i primi passi già alle elezioni regionali del 2000, quando la Lega, alleandosi nelle regioni settentrionali con il Polo, conquista posizioni di rilievo negli esecutivi locali.
Nasce così la coalizione della Casa delle Libertà, fondata nel 2001 insieme a FI, AN, CCD, CDU, Nuovo PSI e PRI. La CdL vince le elezioni e Berlusconi torna presidente del Consiglio.
I risultati elettorali, che vedono la Lega in forte calo rispetto al passato (3,9% dei consensi nella quota proporzionale), permettono al partito di contare 47 parlamentari e di entrare nell'esecutivo, con Umberto Bossi che viene nominato Ministro delle Riforme e della Devoluzione, Roberto Castelli Ministro della Giustizia, Roberto Maroni Ministro del Welfare, e negli uffici di presidenza delle assemblee legislative, con Roberto Calderoli, che viene eletto vicepresidente del Senato.
La nuova azione di governo
Nel governo la Lega spinge per la realizzazione delle riforme costituzionali, in particolare di quella federalista chiamata "devolution" che valorizza il ruolo delle autonomie regionali, attraverso l’attribuzione di competenze esclusive attinenti alla sanità, alla scuola ed alla sicurezza pubblica.
Intanto, l'11 marzo 2004 il leader del movimento Umberto Bossi viene colpito da un ictus, rimanendo per circa un anno lontano da ogni apparizione pubblica. Al suo posto, a capo del dicastero delle Riforme istituzionali viene nominato il vicepresidente del Senato, Roberto Calderoli. Il "Senatùr" riapparirà in pubblico a Lugano (Ticino) nel mese di marzo del 2005 per una manifestazione da lui stesso voluta presso l'ultima dimora del federalista lombardo Carlo Cattaneo. Alla manifestazione prende parte anche il ministro forzista Giulio Tremonti (col quale Bossi aveva stretto verbalmente un patto di leale collaborazione chiamato dai media "Asse del Nord") e una delegazione della Lega dei Ticinesi (un movimento politico localista ad ispirazione cantonale elvetico) guidata dall'editore locale Giuliano Bignasca. In questo incontro Bossi si schiera contro "L'Europa dei Massoni".
Nelle elezioni europee del 2004 e nelle elezioni regionali del 2005, la Lega Nord recupera parte dei consensi persi in precedenza, ricevendo rispettivamente il 5,1% e il 5,6% dei suffragi a livello nazionale.
La Lega e autonomisti del Sud Italia per le elezioni 2006
In vista delle elezioni politiche del 2006, la Lega, per la prima volta, si apre anche alle energie provenienti dal Sud Italia, stipulando un accordo con il Movimento per l'Autonomia guidato da Raffaele Lombardo, eurodeputato eletto nelle file dell'Udc e proveniente dalla corrente di pensiero di Calogero Mannino. L'MPA è un movimento composto da esponenti politici proveniente in maggior parte dalla ex Democrazia Cristiana del Sud che ha il suo radicamento in Sicilia e che sostiene politiche in favore del Mezzogiorno come la costruzione del Ponte di Messina, e sostiene di condividere con la Lega il fattore dell'autonomismo regionale. L'MPA contesta però un federalismo fiscale a favore esclusivo delle Regioni. L'obiettivo dei due partiti alleati è quello di "porre fine alla conflittualità tra autonomia e federalismo" e "trasformare i conflitti in sinergie e collaborazione tra Nord e Sud del Paese".
Dopo le elezioni, non è chiaro che futuro abbia il patto autonomista. In ogni caso, il gruppo alla Camera è di 23 deputati e a capo è nominato l'ex ministro Roberto Maroni, mentre al Senato a capo dei 13 senatori c'è l'ex-Guardasigilli Roberto Castelli
Il Referendum costituzionale del 25 e 26 giugno 2006
In occasione del secondo Referendum costituzionale svolto in Italia (il primo si era tenuto il 7 ottobre 2001 sulla riforma del Titolo V della Costituzione), la maggioranza dei votanti ha espresso parere contrario alla riforma costituzionale varata nella XIV legislatura (governi Berlusconi II e III) relativa ai cambiamenti nell'assetto istituzionale nazionale della seconda parte della Costituzione italiana. Fra i provvedimenti bocciati, in questo contesto va menzionata, in particolare, la devoluzione alle regioni della potestà legislativa esclusiva in materia di organizzazione scolastica, polizia amministrativa regionale e locale, assistenza e organizzazione sanitaria.
Linguaggio, comunicazione e intemperanze verbali
La Lega è stata accusata più volte di razzismo e demagogia, ed è spesso considerata un partito di estrema destra da osservatori internazionali [2] [3], nonostante ciò, secondo un sondaggio pubblicato sul Corriere della Sera relativo alla popolazione italiana, la Lega Nord viene percepita ideologicamente più al centro di Forza Italia e Alleanza Nazionale e, tra l'altro, siede al centro dell'emiciclo in Parlamento.
I sostenitori della Lega considerano queste posizioni legittime nel quadro della lotta contro l'immigrazione e una asserita "islamizzazione" della cultura europea (vedi Padania, Identità e Società Multirazziale degli Enti Locali Padani Federali del 1998) e per la promozione delle culture e delle tradizioni locali e contro gli aiuti statali di tipo "assistenzialista" al meridione d'Italia.
Procedimenti penali
Quarantacinque membri del partito, tra cui il segretario federale Umberto Bossi, sono stati reintrodotti nel registro degli indagati per attentato all'unità dello stato; il reato era punibile con l'ergastolo secondo quanto prescriveva una norma del vigente Codice penale (1930) chiamato anche codice Rocco; il processo era stato sospeso nel 1996. Tuttavia nel frattempo è stato approvato un provvedimento che cancella il reato se non accompagnato da violenze.
Attività umanitarie
La Lega Nord promuove, attraverso l'Associazione Umanitaria Padana Onlus, gli interventi che consentano uno sviluppo socio-economico nell'ambito dei principi generali della solidarietà internazionale e nel rispetto delle culture, tradizioni ed identità locali. Le campagne sono svolte in modo particolare nei paesi in via di sviluppo e in quelli colpiti da eventi bellici e catastrofi naturali.
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