Renato Guttuso

 

 

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Pittore italiano (Bagheria, Palermo, 1912).

L'intensa e ampia attività pittorica che ha segnato e segna ancora la vita di Guttuso è motivata da una necessità esistenziale e si adegua agli umori e ai sentimenti di ogni giorno formulandosi sull'esperienza quotidiana di emozioni nel rapporto con le cose. Il quadro nasce dall'esperienza della sua esistenza; ma non solo, esso ne diventa parte, nel senso non tanto di realizzazione di un progetto, quanto di tentativo, prova, interrogazione, lotta sulla tela per afferrarvi l'immagine più convincente a comunicare l'emozione di quel rapporto. Così giustifica il senso dell'esercizio della pittura per Guttuso il curatore del catalogo ragionato generale delle opere dell'artista, pubblicato nel 1983, Enrico Crispolti.

Attraverso i suoi dipinti Guttuso fa emergere una personalità ampia che non a torto si è prestata a varie interpretazioni da parte di studiosi e letterati.

L'interpretazione ideologica ha permesso, attraverso gli scritti di M. De Micheli, R. De Grada, G. C. Argan, D. Micacchi, di evidenziare la fedeltà del pittore a un centro ideologico e la forza che ne deriva dalla sua chiarezza e coscienza, conquistate attraverso un programma di lotta: lotta in cui ha impegnato non solo la sua attività di artista, ma anche la sua moralità di uomo riscoprendo i valori della realtà e della storia che la cultura borghese considerava decaduti o smarriti per sempre, non sapendoli più riconoscere.

Temi della sua pittura

Fin dagli inizi della sua attività il primo grande tema di Guttuso è costituito dal paesaggio: il mare di Bagheria colto molto spesso al tramonto, che con il trascorrere degli anni è il mare di Sicilia e quindi di Liguria, Piombino, Fregene, Alghero. Comunque il mare siciliano è per Guttuso un punto di riferimento frequente, sia esso il golfo di Palermo o Scilla luminosa. Ma poi si aggiunge anche il paesaggio laziale e della Campania con il Vesuvio, le case, la pineta e il golfo di Torre del Greco. Pochi sono i paesaggi di neve dipinti: a Claviére e a Velate. La natura ravvicinata è un modo di immergersi in essa con un rapporto di cosa, quasi materializzato, soprattutto con i tipici alberi mediterranei: i cactus, i fichi d'India; gli agrumi e gli ulivi, la ginestra, più raramente l'agave e il ficus, le palme e il girasole.

Il secondo grande tema costante è il ritratto; il primo risale al 1925 e raffigura il padre. E proprio attraverso questo tema Guttuso supera l'origine (novecentesca) per un'adesione immediata alla realtà. Sono i ritratti di amici, di compagni di lavoro ed è anche il proprio ritratto, che diventa termine del rapporto dell'artista con gli altri. Guttuso al riguardo ha scritto: "L'artista non fa sempre, in qualche modo, il suo autoritratto? Non è forse il proprio volto che l'uomo vede, come primo atto della sua giornata, al mattino, quando si lava e si rade? E quanto accade nel mondo non trascorre, si incide, sul nostro volto, che è il volto dei nostri simili?" ( Mestiere di pittore, 1972).

Il mondo contadino, la vita e il lavoro dei campi è il tema con cui Guttuso cerca un rapporto d'identità con un ambiente che da Bagheria è proiettato verso il retroterra e verso il mare: vita dei contadini, quindi, ma anche dei marinai e dei pescatori, colti nella quotidianità del loro faticoso lavoro. Un tema che Guttuso affronta presto, ma non subito come il paesaggio e il ritratto, è quello delle nature morte: sono oggetti domestici, di studio e casalinghi, fiori, frutti; oggetti che a un certo punto assumono anche significato simbolico, come il telefono e il pane, orientati a esprimere una realtà povera, in una visione dinamica della vita proletaria.

Ma per Guttuso il paesaggio è anche urbano. Della città lo attraggono i tetti, sia del piccolo sia del grande centro, così da acquistare un'immagine rustica, quasi rurale. Le vere immagini metropolitane sono quelle di Amburgo. Legata al tema della città è l'immagine della motocicletta, che è mezzo di locomozione proletario in città e in campagna. L'automobile compare invece unita alla professione della prostituta. L'interno domestico o dello studio è legato quasi indissolubilmente alla presenza umana di familiari, amici, figure femminili.

Un tema ricorrente è il nudo, quasi sempre, ma non solo, femminile. Sono nudi che esprimono una forte vitalità fisica. Il tema della spiaggia è occasione per proporne una ricca sequenza. Alberto Moravia, che ha voluto ricercare il significato che esso acquista per Guttuso, osserva: "Il nudo rivela che l'amore è sentito come qualche cosa che può essere piacevole solo in rari momenti, nelle pause della fatica che deforma e quindi le sue donne sono simili ai suoi cani famelici, ai suoi cavalli ischeletriti. L'amore per loro è un breve spasimo fra due stanchezze... sa di giaciglio sudato, di camera in periferia, di promiscuità proletaria. Qualche volta di crudeltà e di violenza". Cesare Musatti, invece, preferisce una lettura erotica con motivazioni psicoanalitiche. Comunque sia, l'artista vuole cogliere una vitalità intesa in senso ampio, come vitalità della carne. Il nudo maschile è legato molto di più al tema del lavoro operaio e a quello della spiaggia, dove ricorrono anche immagini di bambini. Al tema del nudo può essere connesso quello dell'amore con l'immagine della coppia, degli innamorati, e infine dell'amore prezzolato nella figura della prostituta, nella quale riconosce quasi una figura sociale.

Nell'immediato dopoguerra, ricorrente è la figura dell'operaio, che si affianca all'immagine del contadino che aveva circondato la sua infanzia e la sua prima giovinezza.

È il lavoro femminile, ma non domestico, nelle immagini delle ricamatrici e delle lavandaie; è quello degli operai metallurgici che si ricollegano agli umili siciliani, spaccapietre e zolfatari, compresi gli zolfatorelli, a denuncia dello sfruttamento minorile; e infine dei boscaioli.

La lotta politica è significata da manifestazioni a Roma, retate, lotte di braccianti e minatori francesi, interrogatori sotto il fascismo, scioperi, proteste, ma soprattutto l'occupazione delle terre incolte in Sicilia; come pure gli episodi particolari della strage di Portella delle Ginestre. I temi della violenza sono legati alle fucilazioni e i disegni raccolti in Gott mit uns (1944-45) costituiscono la sua partecipazione alla tragedia dei massacri nazisti. La guerra invece si traduce in immagini dalle forme lacerate e dai colori esasperati.

Aspetti violenti di lotta sono aggiornati fino al Sessantotto parigino, alle guerre imperialiste in Estremo oriente, al golpe in Cile. I temi storici sono tutti relativi alla storia cristiana e biblica, tranne un riferimento garibaldino, qualche accenno a Mao, Lin Biao, Lenin, Togliatti e qualche altra immagine di eventi che sono stati cronaca.

Tra i temi simbolici preminente è quello della morte, che egli propone attraverso il teschio, affiorante anche nelle nature morte con fiori. Il (bucranio), che è un motivo ornamentale riproducente un cranio di bue, come ha spiegato lo stesso Guttuso, non vuole alludere alla morte in senso escatologico o finale, ma alla violenza della guerra. Il continuo riferimento alla morte è una componente che caratterizza il clima malinconico dell'ultimo periodo della sua pittura.

Infine una particolare tematica è costituita dalla citazione di immagini e modi stilistici di altri pittori; esse costituiscono un'appropriazione in termini pittorici guttusiani di sentimenti e pensieri a lui affini: di Cézanne, Grünewald, Picasso, Gèricault, Delacroix, David, Van Gogh, Seurat, Courbet, Franz Marc, Morandi, De Chirico, Leonardo, Michelangelo, Caravaggio, Raffaello, in un lungo elenco di ideali omaggi ai grandi della pittura di tutti i tempi.

La formazione di Guttuso: 1924-32

Aldo Renato Guttuso nasce a Bagheria presso Palermo da Gioacchino, agrimensore di idee socialiste che amava dipingere ad acquerello, e Giuseppina D'Amico, di famiglia della piccola borghesia intellettuale laica: il nonno, anch'egli agrimensore, era stato garibaldino.

Trascorre l'adolescenza fra Bagheria e Palermo, e già nel 1923 guarda con passione il lavoro di Emilio Murdolo, pittore di carretti contadini, dal quale apprende i primi elementi della pittura. Su questo momento ritornerà in una dichiarazione rilasciata a M. De Micheli nel maggio 1961 per confessare che di quella esperienza era rimasta "una certa possibilità di siglare i movimenti, alcune trascrizioni semplici delle immagini: non so, il tramonto, il mare, le nuvole, la polvere, i gesti fatti sempre in un certo modo. Una lezione di sintesi e poi forse il gusto per il racconto epico e per la vivacità del colore".

La sua formazione è da autodidatta: egli non segue infatti corsi regolari ma assimila esperienze di pittori come Domenico Quattrociocchi, paesaggista amico del padre. Nel 1924 disegna la copertina del volume Canti dell'Aspra. Vent'anni tra le zagare e il mare di Castrense Civello, futurista di Bagheria. Nel 1927, iscritto al liceo classico di Palermo, frequenta lo studio di Pippo Rizzo, animatore del gruppo futurista pittorico palermitano.

Guttuso è affascinato dalla dinamica futurista e nel 1928 è suggestionato dalla pittura di Carrà, come dimostra il Pino marittimo con paesaggio (1928). Dipinge ritratti, paesaggi (la Piana di Bagheria, 1928) e temi di vita contadina e marinara; nel 1928-29 gli sono commissionate una pala d'altare e un paravento. Nel 1929 esordisce come pittore sia partecipando a Palermo alla mostra del Sindacato locale sia a una collettiva a Roma, e come scrittore d'arte e critico, attività che lo vedrà impegnato anche in futuro. Nel 1929-30, in collaborazione con Giuseppe Pellitteri, realizza alcuni affreschi nella chiesa dell'Addolorata ad Aspra, che sono poi coperti per la maggior parte per l'intervento censorio dell'arcivescovo di Palermo.

In questi anni si iscrive alla facoltà di giurisprudenza a Palermo e intensifica la sua attività di scrittore d'arte.

La sua pittura, molto plastica, è d'impostazione "novecentesca", come in Ritratto di bambina con bambola (1928-30). In un suo articolo del 1930 Carrà stesso giustifica questa sua scelta in nome dello "spirito della modernità, l'impronta del secolo, che non può mancare in un'epoca nata nel Novecento". Nel 1931 i suoi dipinti, fra i quali Donne alla fontana (1930), sono accolti nella Prima Quadriennale di Roma e quindi Guttuso decide di dedicarsi interamente alla pittura e di abbandonare gli studi.

Nella capitale conosce l'opera di Carlo Levi e ne è affascinato, mentre si fa totale il suo impegno e attiva la sua partecipazione a varie mostre. Si accentua un certo simbolismo mentre si sfalda la compattezza plastica (novecentesca) nei suoi ritratti, dipinti di figura, paesaggi, nature morte. Nel 1932 giunge a Milano per esporre alla galleria del Milione alcuni dipinti, fra cui Palinuro (1932), insieme ad altri giovani siciliani. Conseguenza di questo incontro è un chiarimento rispetto alle posizioni ufficiali, tanto che si costituisce il (Gruppo dei 4). L'impegno pittorico è limitato frattanto dal lavoro di restauro presso la sovrintendenza dell'arte medievale e moderna dell'Umbria, nella pinacoteca di Perugia e in varie chiese di questa e di altre città umbre. Esegue restauri a Roma e, dall'inizio del 1933, vi si stabilisce.

Realismo del sentimento e sociale: 1933-53

Il 1933 segna una tappa importante nell'attività pittorica di Guttuso, la cui produzione sarà d'ora innanzi così ampia da poter essere solo esemplificata da alcuni dipinti. La sua pittura rompe decisamente con gli schemi "novecenteschi" aprendo un capitolo di "maggiore intimità poetica", liberato "da ogni preconcetto stilistico e polemico", secondo le sue stesse parole, per un recupero della realtà ripresa nella sua immediatezza: Lupo di mare; Ragazza di Bagheria; Tramonto a Bagheria .

La nuova poetica sarà precisata nel 1937 su "L'Appello" in Arte dei giovani come (poetica realista, o poetica della naturalezza), che è quella più coerente al concetto di libertà creativa e più direttamente riferita al sentimento, escludendo le preoccupazioni di raffinatezza plastica, come in Autoritratto con Mimise e Uomo che dorme (entrambi del 1937).

Tanto che quando l'anno successivo espone con il "Gruppo dei 4" alla galleria del Milione a Milano riscuote ampi consensi, in particolare da Carrà. Intanto la sua pittura s'indirizza sempre più chiaramente a un realismo diretto che è volontà di rispondere, partecipandoli, agli eventi del tempo. Nel catalogo del 1962 scrive: "Si dice che il pittore interroga il mondo. Non è esatto: il pittore è interrogato dal mondo e gli tocca rispondere", immergendosi nel mondo che è fatto della stessa stoffa di cui è fatto il corpo umano. Allora, come scrive nel 1942, una mela, una bottiglia, un volto, uomini in guerra o in pace, angeli nei cieli, estasi di santi, massacri, dannati nell'inferno, crocifissioni o concerti, giornali, cinematografici, musei, strade, campagne, palazzi e camere chiuse, letti disfatti, oggetti abbandonati e impolverati sono accolti nella pittura, che "è la forma del nostro coesistere in ognuno di questi elementi, o in tutti questi insieme".

Nascono così Fucilazione di campagna (1938) e Fuga dall'Etna (1939), nature morte, paesaggi, ritratti (fra i quali uno di Montale) che testimoniano, come scrive Elio Vittorini, anche una intima partecipazione a tempi pericolosi, cioè in anni - 1939-40 - in cui il dipingere, lo scrivere, il pensare stesso erano attività sostanzialmente clandestine.

Guttuso però non si limitava a lasciarlo vedere, egli si spingeva fino a dirlo in parole povere: La sedia; Autoritratti; Nudo con la forbice; Ragazza siciliana al balcone; Bagheria (tutti del 1939) e, un'ideale risposta a Picasso delle Démoiselles d'Avignon, Ragazze di Palermo (1940).

Negli anni 1940-45 il realismo di Guttuso diventa espressionista nella consapevolezza che la misura della vita è "una lotta che si configura in guerre, rivoluzioni, stragi e stermini" e la lotta è "forma inevitabile della speranza umana". La Crocifissione (1941), in cui è evidente l'accentuazione cubista ma in modo tormentato e violento, esprime un'appassionata pietà umana in un linguaggio turgido, sanguigno e (popolare), afferma De Micheli. Nel 1944 partecipa attivamente al movimento della Resistenza durante l'occupazione tedesca di Roma ed esegue il ciclo di disegni Gott mit uns, dall'acceso realismo espressionista che rivela una pietà mai raggiunta prima. Nel 1946 si reca a Parigi, dove conosce Picasso e ne diventa amico. Disegna illustrazioni per Addio alle armi di Hemingway, mentre la sua pittura si adegua a una volontà popolare di rapporto con la realtà. Partecipa alla fondazione della (Nuova Secessione Artistica Italiana) a Venezia che si trasformerà, dietro suggerimento dello stesso Guttuso, in (Fronte Nuovo delle Arti). Nel 1948 è eletto membro del Consiglio mondiale della pace. In concomitanza dipinge ricamatrici, zolfatari, e la sua pittura dedicata a temi di vita sociale e di lavoro culmina con l'Occupazione delle terre incolte in Sicilia (1949-50). Gli anni Cinquanta lo vedono protagonista di importanti fatti culturali e sociali: nel 1950 ottiene a Varsavia il (Premio mondiale per la pace), che gli sarà rinnovato l'anno successivo anche a Mosca. Tiene una mostra a Londra, il cui catalogo è presentato da Douglas Cooper, che sottolinea la particolarità realista della sua pittura; nel 1951 è eletto membro del Comitato Centrale, dal VII congresso del P.C.I., incarico rinnovato successivamente e ricoperto tuttora. Pablo Neruda gli dedica una lirica, A Renato Guttuso pintor realista de Italia : il suo realismo sociale si afferma esprimendosi in temi di operai, mendicanti, campieri: L'eroe morto (1953); Le donne dei minatori (1953); Portella delle Ginestre (1953).

Realismo esistenziale, memoriale e allegorico

Il 1954 segna una tappa nell'evoluzione pittorica di Guttuso, che sviluppa studi sul tema della spiaggia come luogo di ritrovo della folla.

Spiaggia (1955-56) svolge la tematica che parte dalla Fuga dall'Etna (1939); Ballo campestre (1945); La battaglia al Ponte dell'Ammiraglio (1952) e giunge a Boogie-Woogie a Roma (1953); Folla della città (1959); Discussione (1960); Comizio (1962), rivelando l'immagine dell'uomo di massa.

Nel 1957 pubblica un importante saggio di riflessione sugli sviluppi del realismo e di confronto con l'informale: Del realismo, del presente e altro, e nel 1962 un Dialogo sulla pittura.

Prosegue la sua attività di illustratore con la pubblicazione, nel 1963, dei disegni della Divina Commedia e nel 1965, per la rivista (Tempo), di I miserabili di V. Hugo.

Altra tappa importante è il 1966: Guttuso realizza il grande ciclo dell' Autobiografia, circa 40 dipinti e disegni spiegati dallo stesso pittore, nel senso che essi sono collegati da una traccia autobiografica. Ma non si tratta di un'autobiografia dipinta e neppure una ricerca del tempo perduto, in quanto come i fatti e le immagini devono essere trasformati in idee e averne coscienza del perché, così i quadri "devono essere facce del nostro presente. È la memoria nella sua materialità". Nel 1967 realizza un grande dipinto che originariamente avrebbe dovuto essere lungo 9 metri, ridotto poi a 7 e alto 3: Donne, stanze, paesaggi, oggetti, in cui le donne sono protagoniste in situazioni d'intimità, con vari oggetti di comunicazione: telefono, grammofono, macchina per scrivere. Esposto l'anno seguente in una personale alla galleria del Milione a Milano, è presentato da Gianfranco Contini e Guido Piovene.

Con quest'opera Guttuso dipinge le cose, non le commenta e sembra dirci che la ragione delle cose è nelle cose, con un senso vivo della condizione contemporanea. Il 1968 con i suoi clamorosi fatti è vivo nel ciclo di litografie dal titolo Maggio 1968 e nel grande Giornale murale-Maggio '68 , che a detta del pittore non è un quadro. Anche De Micheli osserva che è un "intervento", un'irruzione per immagini nella storia bruciante dei nostri giorni attuata nei modi più espliciti. La nota, premessa dall'artista alle litografie, dice che esse nascono da ciò che ha visto a Roma, Berlino, Amburgo, Parigi, nelle vie, alla televisione e da ciò che ha letto. Ancora una volta egli insiste sugli avvenimenti e sulla sua adesione storica a essi. Contemporaneamente dipinge Balcone a Velate (1968), località sopra Varese dove il pittore ha lo studio; le Figlie di Lot (1968). Nel 1970 illustra Le ragazze di San Frediano di Vasco Pratolini; nel 1972 Tarocchi, 78 litografie ispirate ai tarocchi piemontesi; nel 1981 illustra Dieci novelle di Giovanni Boccaccio.

Negli anni 1970-77 il realismo di Guttuso si fa allegorico, caricando la realtà di più ampi significati: La notte di Gibellina (1970), o della tragedia collettiva; Il mondo nuovo (1970), o della situazione conflittuale; Le visite (1970), un grande dipinto lungo 8 metri e alto 2.

La Vucciria (1974), il famoso mercato popolare palermitano, è descritto da Guttuso come "una grande natura morta con in mezzo un cunicolo entro cui la gente scorre e si incontra", e vuole essere un segno di gratitudine alla sua città; è una realtà attuale, corale, ma è "anche un po' il ricordo della mia adolescenza", quando esso costituiva pur sempre uno spettacolo affascinante.

Le Allegorie sono della fine degli anni Settanta, si devono ricordare anche San Gerolamo o le tre età (1978), cioè la fanciullezza nel mitico mare Mediterraneo, la giovinezza e l'amore, la vecchiaia vicina al della morte; Il sonno della ragione produce mostri (1978), sempre nello stesso ciclo, che mutua il titolo da una iscrizione di Goya.

Negli anni Ottanta si accentuano l'incomunicabilità: Telefoni (1980); la malinconia, il guardare dentro di sé: La visita della sera (1980), Sera a Velate (1980) che riflettono il pensiero di Guttuso: "Più ci s'inoltra negli anni e più ci si sente soli". Così rimangono soltanto la malinconia e l'utopia che si definisce in Spes contra spem (1982), il cui vero tema, come afferma il pittore, consiste nell'unità di passato presente avvenire e potrebbe essere anche il trionfo della morte, nel senso della realtà della vita. I nudi di questi anni sono accentuati da erotismo, significato anche dalla scelta di illustrare nel 1986 i Ragionamenti fra prostitute di Piero Aretino. Nel 1982 dipinge un murale all'esterno della terza cappella del Sacro Monte sopra Varese con la Fuga in Egitto e nel 1983 il tema preferito che illustra in numerosi dipinti è lo sport: calcio, pugilato, ginnastica femminile, in cui coglie qualcosa di più profondo, come un senso di liberazione che si esprime ancora nella libertà e nell'energia esistenziale che ha rapportato sempre il pittore al mondo.

Fonte: Enciclopedia Alfatematica - Microforum - Peruzzo Informatica