| Alberto
Moravia
Scrittore italiano (Roma 1907 - id. 1990 ) pseudonimo di Alberto Pincherle. Nato da unagiata famiglia di origine ebraica, Moravia rivela una precoce vocazione per la letteratura, favorita da alcune circostanze biografiche. «Mio padre» scriverà più tardi, «era architetto e pittore... I primi libri che lessi furono drammi e commedie e questo credo che abbia avuto una grande influenza sulla mia letteratura, avvezzandomi fin da principio a considerare gli uomini come personaggi ben distinti, dotati di un destino sempre capace di agire... Fin dall'età di sette o otto anni presi un gran gusto a raccontare a me stesso lunghe e imbrogliate vicende di personaggi immaginari». A nove anni è colpito da una grave forma di tubercolosi ossea, che lo costringe a interrompere gli studi obbligandolo a letto «fin quasi a diciassette anni, con brevi intervalli di un anno o pochi mesi di fallace salute». La malattia diventa, noterà lo scrittore, «il fatto più importante» della sua vita. La forzata immobilità acuisce nel giovane Moravia linteresse per la lettura e lo stimola a una produzione autonoma. Il ricovero in sanatorio a Cortina d'Ampezzo è il momento da cui trae origine il racconto Inverno di malato, poi pubblicato nella raccolta La bella vita del 1935, ma ancora prima, appena tredicenne, compone e pubblica il volumetto di versi Diciotto liriche (1920). Alcuni anni dopo, mentre collabora con riviste letterarie e quotidiani («Pegaso», «Novecento», «La Gazzetta del Popolo» e «La Stampa»), inizia la stesura del suo primo romanzo, Gli indifferenti, che lo rivela come scrittore. Apparso nel 1929 e aspramente attaccato dalla critica più conformista, viene, invece subito apprezzato da autori più avvertiti, come G. A. Borgese o S. Solmi, e da molti quest'opera viene ancora oggi ritenuta il suo capolavoro. Dalla prosa d'arte alla ripresa del romanzo realista La novità e il significato di rottura dellopera di Moravia si possono meglio comprendere considerando il clima politico e culturale dell'Italia subito dopo lavvento del fascismo. Nei secondi anni Venti molti intellettuali aderiscono al regime o reagiscono ai suoi condizionamenti ritirandosi nella cosiddetta «torre d'avorio» e nella poesia «pura». Anche critici afascisti come Carlo Bo, che animano la rivista «Solaria», teorizzano la riduzione della vita alla letteratura, vista come unica ragione dell'artista e scissa dal «tempo minore» della storia. Si tende quindi ad abbandonare il romanzo, che implica un più diretto riferimento alla realtà sociale, preferendosi la lirica, l'elzeviro e la «prosa d'arte», già impostesi fin dal periodo di «La Voce». Lunica esperienza significativa in campo narrativo, ove si escludano i mediocri romanzi di successo dei vari Zuccoli, D'Ambra, Pitigrilli, è quella del «realismo magico» di Bontempelli, rielaborazione in chiave ironico-fantastica della vita quotidiana. A tale filone sono in qualche misura ricollegabili Buzzati o certo Landolfi, mentre isolata resta l'originale esperienza di Gadda, scoperta e valorizzata solo negli anni Cinquanta. Gli indifferenti, al contrario segnano la ripresa del grande romanzo di tipo realista che s'imporrà negli anni successivi con autori ancora legati al «realismo magico» come Alvaro o che preludono al neorealismo come Silone, fondendo motivi veristi e decadenti, o variamente riflettendo la lezione di Svevo, Pirandello, Joyce, Proust e del nuovo realismo di Fitzgerald, Hemingway, Faulkner. «Gli indifferenti» Moravia si caratterizza per la lucida coerenza del suo realismo «critico», impietosa analisi del mondo borghese cui appartiene l'autore stesso. Funzionale a una rappresentazione analitica, distaccata e demistificante è anche la prosa asciutta del romanzo, che ricollega la cultura italiana alla tradizione del grande romanzo europeo, poiché, all'impianto naturalistico di stampo ottocentesco, Moravia unisce l'attenzione per gli stati d'animo dei protagonisti, indagati mutuando o avendo presenti gli apporti delle nuove tecniche psicanalitiche. La stessa struttura tradizionale del romanzo, come nota Romano Luperini, «è utilizzata da Moravia [...] perché essendo omologa a quella della realtà borghese rappresentata, ne è l'unica forma rappresentativa possibile. L'intrigo, l'inganno, l'avventura romanzesca [...] sono i modi d'essere reali di una classe e nello stesso tempo la forma che assumono nel suo specchio artistico: il romanzo. Il soggetto conoscitivo [. . . ] coincide con l'oggetto conosciuto [...]. In questa coincidenza è già implicita la crisi del romanzo (poi apertamente dichiarata in L'attenzione), che non potrà non apparire inautentico, dato che inautentica è la borghesia». Al centro di Gli indifferenti vi è Leo, prototipo del borghese privo di scrupoli per il quale gli unici valori sono il sesso e il denaro. Annoiatosi dell'amante Mariagrazia, ne sposa la figlia suscitando lo sdegno impotente dell'altro figlio di Mariagrazia, Michele. Leo è cinico e amorale, ma deciso e coerente nel perseguire i suoi obiettivi. Michele, portatore di una coscienza critica che non sa mai tradursi in azione, dopo aver cercato di uccidere l'amante della madre usando una pistola sintomaticamente scarica, diventerà suo socio in affari. Questa figura incarna l'impossibilità di alternative all'interno del sistema di valori borghesi. La crisi dell'intellettuale borghese La critica della «rispettabilità» borghese è al centro anche del secondo romanzo, Le ambizioni sbagliate (1935), giudicato però dalla critica meno riuscito. Successivamente Moravia, colpito dalle leggi razziali per le sue origini ebraiche e costretto a scrivere sotto pseudonimi, manifesta la sua vena moralistica e critica in opere di tono surrealista come I sogni del pigro (1937) o La mascherata, satira della dittatura fascista, pubblicata lo stesso anno in cui sposa la scrittrice Elsa Morante (1941), da cui si dividerà poco dopo, e sequestrata alla seconda edizione. Ma i motivi presenti nel primo romanzo e ricorrenti in tutta l'opera moraviana sono ripresi e approfonditi soprattutto nei due romanzi Agostino (1944) e La disubbidienza (1948). In essi, come osserva Giuliano Manacorda, i motivi del sesso e del denaro vengono utilizzati come chiavi di lettura della società, «individuando nell'iniziazione sessuale, parallela alla scoperta della proprietà privata e quindi delle classi, l'iter attraverso cui l'adolescente entra nella società borghese ormai sapendo quali sono i valori con cui essa riscatta la sua cattiva coscienza». Tale consapevolezza comporla però anche un acuto senso di «esclusione» e di perdita d'identità da parte del protagonista, che rifiuta di riconoscersi nella propria classe d'origine, la borghesia, senza sapersi inserire in un'altra. Per questo il romanzo può anche essere letto come metafora condizione dell'intellettuale nella società. II periodo neorealista Parallelamente, Moravia approfondisce il tema del rapporto fra scrittore e società anche in un'altra direzione, influenzata dalla nuova cultura che accompagna in Italia la resistenza la caduta del fascismo. Moravia, sempre estremamente attento ai fermenti politici e ideali come alle trasformazioni sociali e del costume, si misura adesso con la cultura marxista e con la tematica dell'«impegno», dibattuta dal «Politecnico» di Elio Vittorini e dagli scrittori neorealisti. Al saggio La speranza, ossia cristianesimo e comunismo, segue oltre un decennio d'intensissima produzione in cui Moravia privilegia un impianto di stampo naturalistico e l'attenzione per i fatti sociali, mettendo in scena personaggi e ambienti del sottoproletariato romano soprattutto nei romanzi La romana (1947), cui seguono L'amore coniugale e altri racconti (1949), nei Racconti romani (1954) e nei Nuovi racconti romani, (1959) nel romanzo La ciociara (1957). Queste opere segnano il momento di massima adesione al neorealismo, che influisce sulla scelta dei soggetti, sulle tematiche, sullambientazione, sul linguaggio. Manca però a Moravia la carica ottimistica e di speranza, comune agli autori più rappresentativi di questa tendenza. Nel rappresentare gli ambienti popolari lo scrittore rivela lo stesso atteggiamento critico, lo stesso sguardo impartecipe che porta nell'analisi degli ambienti e dei personaggi borghesi, frequentemente inclinando a toni amari, satirici o grotteschi. Solo in La ciociara ci viene proposto un personaggio positivo, l'intellettuale borghese Michele, significativamente omonimo del protagonista di Gli indifferenti, e pare attenuarsi quella sfiducia che domina in quasi tutte le altre opere. Ma, nella sostanza, il messaggio di Moravia non muta. Solo quando il protagonista viene ucciso dai tedeschi per salvare la vita ad alcuni contadini, egli riceve «quel riconoscimento tra i poveri che da vivo non gli veniva concesso [...]. Nella vita non c'è salvezza, in essa l'intellettuale borghese non riesce a superare la propria condizione irrimediabilmente separata: solo nella morte c'è il senso della vita» (Luperini). Negli stessi anni Moravia conferma il suo impegno politico e sociale fondando la rivista «Nuovi Argomenti», pubblicata nel 1953 insieme ad Alberto Calocci, negli articoli che inaugurano la collaborazione al «Corriere della sera» e a «L'Espresso» o nei racconti di viaggio. Nel 1962 esce Un mese in Urss, cui segue, nel giro di breve tempo, Unidea dell'India. Nel 1958 erano apparse anche le sue prime opere teatrali. La vita inautentica: crisi della società e crisi del romanzo Il vuoto dell'esistenza borghese e dei valori sui quali si fonda l'incomunicabilità dell'individuo nella vita di coppia e il senso di fallimento che accompagna la stessa esperienza sessuale, sono riproposti nel 1960 dal romanzo La noia, con cui tornano in primo piano le tematiche più congeniali allo scrittore. Il protagonista del romanzo è ancora una volta un intellettuale borghese, il pittore Dino, che inutilmente tenta di sottrarsi all'influenza della madre e del denaro. Ciò coincide con la perdita d'ogni capacità di produrre anche sul piano artistico. E quando Dino cercherà di tornare in contatto con la realtà attraverso il rapporto con l'affascinante modella Cecilia, non saprà farlo se non attraverso le categorie borghesi del denaro e del sesso, che tuttavia si rivelano insufficienti e vuote. I personaggi moraviani ripropongono così il conflitto senza sbocchi fra i modelli di vita borghese, cui non sanno rinunciare, e la coscienza del loro carattere inautentico. A ciò si aggiunge adesso la consapevolezza del carattere invasivo e totalizzante assunto dalla dimensione borghese col diffondersi della società tecnologica e consumistica, obiettivo polemico delle raccolte di racconti L'automa (1963) e la Cortigiana stanca (1965). Tutta la vita è sentita come inautentica e ciò investe alla fine la sua stessa rappresentazione artistica, cioè il romanzo. In L'attenzione (1965) lo scrittore Francesco afferma: «Dunque, a quanto sembrava, l'inautentico era nell'azione stessa nel momento in cui si agiva [...] si rivelava nel cuore medesimo delle cose, nella loro composizione, cioè nella materia stessa di cui era fatta la realtà [. . . ] probabilmente non si potevano scrivere che dei romanzi inautentici». Di conseguenza anche la letteratura perde significato e L'attenzione «piuttosto che un romanzo, è un diario d'appunti per scrivere un romanzo 'nuovo', il romanzo della quotidianità senza azione e senza vita, della pura contemplazione: insomma mira a essere, in sintonia con la ricerca delle neoavanguardie, un metaromanzo» (Luperini). L'ultimo Moravia La produzione successiva al 1965 è composta, per circa sette anni, di commedie, racconti o resoconti di viaggio: si segnalano Una cosa è una cosa (1967), La rivoluzione culturale in Cina, dello stesso anno, Il paradiso (1970) e i lavori teatrali Il dio Kurt ( 1968) e La vita è gioco (1969). Attraverso queste opere, disomogenee per impegno e contenuti, Moravia arricchisce il suo registro narrativo, sperimentando forme nuove (con particolare attenzione all'école du regard) e approfondendo ulteriormente la tematica psicanalitica. Nel 1971, con Io e lui, lo scrittore ritorna alla forma del romanzo: protagonista è ancora il sesso («lui»), elevato a misura dei rapporti fra se stesso e la società e. all'interno di sé, fra Es e Super-Io. Si accentua il monologo interiore: l'argomento «difficile» è trattato con comico garbo. Più complessa e articolata, legata alla sfera del «politico», è la sessualità che percorrere il romanzo La vita interiore (1978). La giovane Desideria racconta in forma di diario e di dialogo psicanalitico la sua storia: erede di Gli indifferenti, oppressa dalla famiglia borghese, dalla religione, dalla società, dal sentimento, dal sesso, la ragazza si fa strumento di trame eversive, aderendo a un gruppo di terroristi e arrivando all'omicidio. Desideria obbedisce a una «Voce» che la obbliga a ribellarsi, ma che non le concede la salvezza liberatoria della rivoluzione, in tal modo viene confinata in borghesi «velleità di ribellione»: «Proprio così, sussurrava la Voce, mentre il taxi correva per le strade di Roma, proprio così: il mio destino non era di sfociare con il torbido torrente della mia rivolta nel gran mare limpido della rivoluzione; ma di agitarmi senza tregua e invano in questa rivolta, come in un impuro pantano dal quale non potevo uscire... E io non sarei mai più potuta uscire dal cerchio maledetto e stregato della mia classe, quella classe che determinava la mia esistenza ed ogni aspetto di questa esistenza ivi compresa la ribellione. Ero stata borghese, ero borghese, sarei rimasta borghese, per sempre». Pur mostrandosi attentamente partecipe della nuova realtà del suo tempo, Moravia ripropone quindi anche in quest'opera figure e motivi che attraversano tutta la sua produzione. Sottolinea al riguardo Giuliano Manacorda che «l'adeguazione alle tematiche più attuali marx-freudiane e un linguaggio grigio e comunicativo sono gli aspetti più rilevanti del romanzo che si richiama a precedenti modelli, da Gli indifferenti ad Agostino a La disubbidienza a La noia». Più severamente altri critici, come Luperini, vedono in questo romanzo il segno di una involuzione che porta Moravia ad abbandonare la direzione nuova accennata con L'attenzione per dar vita a meccanismi cerebrali e artificiosi, «ritornando con monotona insistenza sui medesimi temi e sfruttandoli sino in fondo a scopi anche commerciali». Altri critici mettono invece l'accento sulla lotta contro l'irrazionalismo decadente che è costante dell'opera di Moravia dagli esordi fino ai più recenti esiti narrativi. «Per lui», nota Carlo Altarocca, «scrivere significa spesso la dimostrazione logica di un'idea, in modo tale che la passione ideologica fa tutt'uno con la tensione fantastica... Negli ultimi anni è venuto perfezionando una serie di sorprendenti congegni narrativi, 'freddi', di testa... in cui non c'è più il personaggio ma il tipo, l'uomo-massa dell'attuale società, raccontato con un linguaggio volutamente semplice e comune» . Degli anni Settanta-Ottanta sono le opere Bob (1976), 1934 (1982), che situa la crisi e il dramma dell'intellettuale nel contesto dell'Italia fascista La cosa (1983), e il più recente L'uomo che guarda ( 1985). Continua è inoltre la produzione di saggi, da L'uomo come fine e altri saggi del 1963 a Impegno controvoglia (1981). Intellettuale estremamente sensibile e impegnato, ancora attivo come saggista e polemista, spesso discusso sia per gli interventi del dibattito politico e culturale sia per le vicende private, Moravia viene eletto nel 1983 deputato al parlamento europeo, dopo essersi presentato come indipendente nelle liste del Partito comunista italiano. Del 1986 è il suo matrimonio con la giovane Carmen Llera. Fonte: Enciclopedia Alfatematica - Microforum - Peruzzo Informatica |