POSTCOMUNISTI

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Il Partito Democratico della Sinistra (PDS) nacque ad opera di Achille Occhetto, allora segretario del Pci, al Congresso di Rimini nel 1991, per imporre una svolta epocale ad un partito orfano dei propri presupposti ideologici e che, dopo il crollo dei regimi sovietici, avrebbe rischiato di rimanere fuori dalla scena politica in quanto privo di un ruolo ideologico-culturale. Sicché si è tentata la trasformazione di questo partito (tuttora in evoluzione) in una forza socialdemocratica, sfruttando anche la scomparsa dalla scena politica italiana del vero e tradizionale Partito Socialista Italiano (PSI) di Bettino Craxi, a seguito di indagini (Mani Pulite) su corruzione e finanziamenti illeciti a partiti che hanno travolto i vecchi grandi della Prima Repubblica (DC, PSI, PSDI, Pli) ad eccezione dei vecchi quadri comunisti. Questo processo è lungi dall'essere terminato, in quanto il PDS pur rinnegando la lotta rivoluzionaria di classe, è rimasto legato ad una struttura di partito fortemente burocratica, e continua ad essere guidato da personaggi provenienti dai vecchi quadri, formatisi in ambienti stalinisti, anti-liberali e anti-democratici. Nel 1994 è diventato segretario del Partito Massimo D'alema che ha trasformato il Pds in DS (democratici di sinistra), adottando come simbolo sotto la quercia non più la falce e il martello, ma la rosa dei socialisti europei. Dal 1996 al 2001 i DS sono stati al governo del paese, guidando una frammentata coalizione di centro-sinistra (l'Ulivo). Nel 1999 segretario è stato nominato Walter Veltroni (in concomitanza col governo D'alema). Nelle politiche del 2001 i DS hanno subito una sonora sconfitta elettorale, scendendo al minimo storico, pur restando il primo partito della sinistra. Il Congresso del novembre 2001, svoltosi a Pesaro, ha sancito la vittoria alla segreteria di Fassino, sponsorizzato da D'Alema e da Amato, fautori di una linea socialdemocratica. Sconfitto il "correntone", che faceva capo a Berlinguer. Nonostante ciò, tuttora i Ds stanno attraversando una grave crisi politica, a causa della mancanza di una identità politica e della presenza di Prc e della Margherita, che stanno fagocitando non pochi consensi a tale schieramento.


Il Partito della Rifondazione Comunista (PRC), costituito nel 1991 dalla minoranza di sinistra del Partito comunista italiano (PCI) che non ha aderito alla trasformazione del partito in Partito democratico della sinistra (PDS); si propone come autentico erede della tradizione comunista. Ha assorbito il partito di Democrazia proletaria. Rifondazione comunista si è presentata nello schieramento dei Progressisti alle elezioni del 1994 e nella coalizione dell'Ulivo che ha vinto le elezioni del 1996, ma non ha partecipato con suoi ministri al governo presieduto da Romano Prodi, limitandosi a un ruolo dialettico di appoggio, e di condizionamento, dall'esterno. Ne è segretario Fausto Bertinotti. Nel 1998 anche il Partito di Rifondazione Comunista si e' diviso tra coloro che volevano sostenere Prodi e quelli che erano contro,e' nato cosi' il Partito dei Comunisti Italiani sotto la guida di Armando Cossutta e di Oliviero Diliberto. Alle politiche del 2001 PRC, che ha ormai assorbito in sé la galassia dei centri sociali italiani e dei movimenti antiglobalizzazione, si è presentato (seppur con espedienti di desistenze) al di fuori della coalizione dell'Ulivo ottenedo un 5% a livello nazionale.



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