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REGIME CULTURALE

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 tratto da Tempi, anno X, 26.05.2005, n. 22, p. 3.

Esiste un regime culturale di sinistra nel nostro paese? Il settimanale "Tempi" racconta alcuni casi che non lasciano molti dubbi. Esiste, eccome se esiste...



DDR della provincia di Milano. Con la con la scusa della pace, lavaggio del cervello nelle scuole

Una pericolosa pagliacciata ha rappresentato il momento topico della presentazione dell'Accademia della Pace, iniziativa voluta dalla Provincia di Milano [di sinistra], qualche giorno fa: il pedagogista e agitatore sociale Raffaele Mantegazza è stato arrestato da due sedicenti agenti della Digos sotto gli occhi increduli di insegnanti e studenti presenti al seminario, e subito dopo rilasciato a furor di popolo. L'interessato ha fatto i complimenti ai presenti per la loro attiva solidarietà e ha confessato di aver voluto mettere alla prova la loro prontezza di reazione: trattavasi di finto arresto ad opera di finti agenti. In un colpo solo sono state ridicolizzate e/o vilipese tre istituzioni: la polizia di Stato, l'Ente locale e la scuola. Nessun problema, però, perché la Provincia di Milano ha già in mente un sistema istituzionale alternativo, molto simile a quello che vigeva nella Repubblica Democratica tedesca. Così ha riassunto il significato della riunione l'assessore all'Istruzione Giansandro Barzaghi: «Nell'era della guerra infinita e sotto l'incessante incubo dello scontro di civiltà, la società occidentale si prodiga nella quotidiana opera di depauperamento delle risorse e di sfruttamento di intere popolazioni. L'"Accademia della Pace" è un progetto della Provincia di Milano che intende coinvolgere studenti, professori, associazioni pacifiste per portare dal prossimo anno scolastico all'interno delle scuole iniziative di educazione alla pace e ai diritti umani». Sì, i nostri amministratori provinciali hanno in mente di trasformare gli studenti milanesi in tanti "combattenti della pace", sul modello dei Giovani Pionieri praticato nell'Est europeo prima della caduta del Muro, previo indottrinamento in orario scolastico. I nuovi "commissari del popolo" saranno reclutati fra insegnanti e pacifisti. Ma i nuovi ingegneri di anime stanno sottovalutando un fattore: nelle scuole milanesi ci sono molti insegnanti e studenti che non hanno nessuna intenzione di sottoporsi al lavaggio del cervello. Con loro se la dovranno vedere.

Muro di Berlino? Vergogna Usa. Cosa si insegna a scuola

Un libro di testo la cui adozione nelle scuole milanesi l'assessore Barzaghi (esponente di Rifondazione Comunista) caldeggerà sicuramente è «Stato giuridico. Stato economico» di Luciano Gallino e Maria Ivana Vitrotto, Lattes editore. In esso le vicende relative al Muro di Berlino sono illustrate nel modo seguente: «I paesi vincitori si spartirono il territorio tedesco in quattro settori e la città di Berlino avrebbe dovuto essere posta sotto il controllo sovietico, in quanto collocata nella parte orientale della Germania. Tuttavia, a causa del ruolo fortemente simbolico rivestito dalla capitale, le potenze occidentali nel 1961 riuscirono ad attuare il proposito di separare materialmente la città in due zone con la costruzione di un muro che segnasse il confine tra il sistema capitalistico dell'Ovest e l'economia socialista dell'Est. Soltanto il 9 novembre 1989, il presidente della Germania orientale Krenz, d'intesa con il presidente russo Gorbaciov, annunciò la demolizione del Muro e la riunificazione delle due Germanie». Sì, avete letto bene: secondo un libro di testo adottato in molte scuole italiane il Muro di Berlino l'hanno costruito i paesi occidentali e l'hanno abbattuto quelli comunisti.

Un altro libro di testo molto diffuso, «Studente e cittadino» di Maria Rita Cattani, Paravia editore, descrive così alcuni partiti italiani: "Forza Italia: questo partito è sorto nel 1994 su iniziativa di Silvio Berlusconi, proprietario delle principali reti televisive italiane. Democratici di sinistra: questa formazione privilegia innanzitutto gli interessi dei lavoratori e si ispira agli ideali dell'uguaglianza e del rispetto verso le categorie meno abbienti". Da quattro anni a questa parte leggiamo su libri e giornali e sentiamo dire in tivù che il governo Berlusconi ha creato un regime in Italia. Strano regime, che perde la maggior parte delle elezioni e rischia di finire all'opposizione non per moti di piazza ma per le vie costituzionali. Nel frattempo, pare che qualcunaltro il regime lo stia preparando per davvero.

Il Centro dell'Unione?

Lo abbiamo scritto ad «Avvenire» e lo ribadiamo qui perché si sappia che questa è l'Italia dei giornali controllati dai nostri indignati speciali (ma credono che gli studenti siano proprio così deficienti da non riconoscere, prima o poi, chi sono gli oppressori dei loro cervelli e chi sono coloro che li usano come utili idioti?). Il fatto è questo: lunedì 16 maggio a Chieti, università di Medicina, succede una cosa straripante di studenti e zampillante di ragioni, documentazioni statistiche, slides scientifiche del genetista Bruno Dallapiccola e pure di testimonianze di prima mano da parte di chi, come il dottor Orazio Piccinni, non ha soltanto praticato su larga scala la fecondazione in vitro in Italia, ma ha anche innovato la disciplina della fabbrica bimbi sani&belli inventandosi (e poi pentendosi di averli inventati) metodi di introduzione forzosa dello sperma nell'ovocita. Insomma uno spettacolo in difesa di fratello embrione e sorella verità, che non si era mai visto, ci dicono, da quelle parti. Aula magna stracolma, studenti (almeno 400) seduti anche per terra, docenti in prima fila, applausi a catinelle. C'eravamo anche noi e c'era anche l'inviato de Il Centro, quotidiano abruzzese della catena di Repubblica.

Giorni dopo, l'inviato dell'epifenomeno di Rep. è riuscito a non scrivere una sola parola di quelle ascoltate all'incontro e neppure ha pubblicato la lettera degli studenti di "Lista aperta", organizzatori dell'iniziativa, giustamente sgomenti davanti alla cronaca all'olio di ricino riservata alla loro iniziativa. Però in compenso Il Centro ha fatto di quell'incontro un "caso" di malauniversità poiché, ha titolato il quotidiano, «L'ateneo non è un agone per slogan politici», scrivendo che ci sono stati studenti (anonimi) che si sono lamentati dell'iniziativa e lasciando intendere che non si capisce perché il rettore non ha chiamato i carabinieri. E poi dice che in Italia i talebani stanno in Vaticano.

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